Venti di crisi, preoccupata la CGIL

La frittata è davvero fatta? i venti di crisi che soffiano sul governo impensieriscono il mondo dei sindacati, i primi a tastare il polso di chi, in ogni ambito produttivo, sente il morso di una congiuntura sempre più pesante, che si ripercuote ogni giorno sulla capacità di spesa dei lavoratori e delle loro famiglie. “La situazione che attraversa il Paese, l`Europa e il mondo è di straordinaria complessità. La pandemia e la guerra hanno fatto esplodere disuguaglianze, ingiustizia sociale e reso evidenti tutte le fragilità di un sistema globale che ha messo ai margini i diritti delle persone e dell’ambiente ponendo al centro le ragioni della finanza e del profitto”. E` quanto si legge in una nota stampa della segreteria della Cgil.

“Una parte sempre più consistente del Paese – prosegue il sindacato – non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese. Questa è la prima emergenza sociale da affrontare. C`è bisogno di risposte immediate a partire dal mese di luglio e con interventi strutturali. Sono i temi che abbiamo posto all`ultimo incontro del 12 luglio scorso a Palazzo Chigi: crisi energetica, superamento della precarietà, strumenti fiscali per tutelare i salari e le pensioni dall`aumento dell`inflazione, salario minimo e legge sulla rappresentanza, rinnovo dei contratti, politiche industriali, scuola, sanità, una vera riforma fiscale, pensioni, politiche dell`abitare, vecchie e nuove povertà”.

“Per tutto questo – aggiunge la Cgil – c`è bisogno di un Governo che dia risposte nel pieno delle sue funzioni. Bisogna agire subito a partire dalla tutela della parte più fragile e debole del Paese. Serve un confronto per dare risposte urgenti e concrete al mondo del lavoro e ai pensionati, avviare serie riforme strutturali e dare piena realizzazione al PNRR”.

“Siamo rispettosi delle soluzioni che il Parlamento dovrà individuare – conclude la segreteria della Cgil – ma ribadiamo con forza che la crisi sociale deve essere la priorità che tutti devono avere presente. Non è il momento di indebolire il Paese e bloccare le riforme”.

La frittata è davvero fatta? i venti di crisi che soffiano sul governo impensieriscono il mondo dei sindacati, i primi a tastare il polso di chi, in ogni ambito produttivo, sente il morso di una congiuntura sempre più pesante, che si ripercuote ogni giorno sulla capacità di spesa dei lavoratori e delle loro famiglie. “La situazione che attraversa il Paese, l`Europa e il mondo è di straordinaria complessità. La pandemia e la guerra hanno fatto esplodere disuguaglianze, ingiustizia sociale e reso evidenti tutte le fragilità di un sistema globale che ha messo ai margini i diritti delle persone e dell’ambiente ponendo al centro le ragioni della finanza e del profitto”. E` quanto si legge in una nota stampa della segreteria della Cgil.

“Una parte sempre più consistente del Paese – prosegue il sindacato – non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese. Questa è la prima emergenza sociale da affrontare. C`è bisogno di risposte immediate a partire dal mese di luglio e con interventi strutturali. Sono i temi che abbiamo posto all`ultimo incontro del 12 luglio scorso a Palazzo Chigi: crisi energetica, superamento della precarietà, strumenti fiscali per tutelare i salari e le pensioni dall`aumento dell`inflazione, salario minimo e legge sulla rappresentanza, rinnovo dei contratti, politiche industriali, scuola, sanità, una vera riforma fiscale, pensioni, politiche dell`abitare, vecchie e nuove povertà”.

“Per tutto questo – aggiunge la Cgil – c`è bisogno di un Governo che dia risposte nel pieno delle sue funzioni. Bisogna agire subito a partire dalla tutela della parte più fragile e debole del Paese. Serve un confronto per dare risposte urgenti e concrete al mondo del lavoro e ai pensionati, avviare serie riforme strutturali e dare piena realizzazione al PNRR”.

“Siamo rispettosi delle soluzioni che il Parlamento dovrà individuare – conclude la segreteria della Cgil – ma ribadiamo con forza che la crisi sociale deve essere la priorità che tutti devono avere presente. Non è il momento di indebolire il Paese e bloccare le riforme”.

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