Violenze sei uomo? Non t’aiuto

di Miriam Nido

Se lo stupro o il codice rosso valgono solo per le donne, allora l’Italia ha davvero un problema di genere, ma al contrario. Perché non è accettabile la storia che viene da Vicenza, vissuta da un ragazzo che ha chiesto aiuto e si è visto negare ogni supporto, anche psicologico, con una frase choc: “Sei maschio”. Come se a un uomo non sia concesso soffrire, non possa essere una vittima, non possa subire uno stupro. Ma nei panni dello stupratore ci si trova benissimo. E invece no. Marco (il nome è di fantasia per preservare la sua vera identità) è un ragazzo di vent’anni, molto fragile, timido, che sta vivendo una situazione di isolamento psicologico perché non ha il supporto della sua famiglia, alla quale non si è sentito di raccontare l’incubo che ha vissuto. Lui non ha avuto alcun aiuto neppure dagli organi preposti a fornire assistenza alle vittime.
Sotto accusa è finito il Centro antiviolenza di Vicenza, al quale il giovane si era rivolto questa estate, dopo aver subito uno stupro. La disavventura di Marco è avvenuta con un ragazzo di trent’anni conosciuto su una app di incontri. Il ventenne e il nuovo amico virtuale, dopo aver parlato via chat, avevano deciso di vedersi. Ma quell’incontro romantico si è trasformato nella peggiore delle esperienze per Marco, minacciato e costretto a subire un rapporto sessuale violento senza aver dato alcun consenso. Il giovane, sentendosi anche psicologicamente colpevole di essersi messo lui stesso in quella terribile situazione, è rimasto in silenzio per giorni, senza denunciare l’accaduto. Poi si è fatto coraggio e ha telefonato al centro antiviolenza, per raccontare cosa gli fosse successo e avere un supporto che potesse indicargli anche la strada da intraprendere per un’eventuale querela. “Sono Marco, sono stato violentato”, ha detto il ventenne all’operatore. Ma la risposta dall’altro capo della cornetta è stata: “Lei è un maschio, non possiamo aiutarla”. Tra le lacrime e lo sconcerto, Marco ha deciso di rivolgersi a un avvocato, segnalando sia lo stupro che il rifiuto alla richiesta di aiuto.
“Sentivo di aver bisogno di parlare con qualcuno, per avere un sostegno anche psicologico ma mi hanno risposto che il servizio è solo per le donne, non per i maschi”, ha detto il giovane. E il suo legale, Alessandra Bocchi, ha reso nota la storia e definisce “davvero incredibile che un servizio di supporto pubblico, specie per determinati casi, non venga esteso anche a soggetti maschi”.
Perché il rifiuto dell’operatore non è arbitrario, ma è previsto dalla legge regionale a contrasto della violenza sulle donne dell’aprile 2013. I centri specializzati e le strutture protette, infatti, possono accogliere, secondo la norma, solamente donne maggiorenni vittime di abusi, con servizio pubblico e gratuito. E quando Marco si è perfino presentato disperato alla struttura di Vicenza, gli è stato suggerito di provare a contattare il consultorio familiare, che però non è competente in materia né ha al suo interno figure professionali formate per affrontare situazioni così specifiche e gravi.
Il caso di Marco, comunque, non è isolato, come ha riferito l’avvocato Bocchi, che assiste altri uomini nelle stesse condizioni del ragazzo vicentino e che sta lavorando affinché possano essere modificati i regolamenti. Il legale, infatti, ha chiesto l’istituzione di “un tavolo di lavoro per poter assistere in loco le vittime di abusi sessuali di qualunque sesso attraverso un percorso idoneo terapeutico e psicologico”.
Inoltre sta preparando un’istanza scritta da inviare alla Regione Veneto, governata da Luca Zaia, affinché possano essere presi al più presto provvedimento. Si tratta di un atto formale che verrà recapitato sulle scrivanie dell’assessore ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin, e a quello delle Pari Opportunità, Elena Donazzan, “per armonizzare la normativa regionale che deve coinvolgere nelle azioni di supporto non solo le donne, ma anche gli uomini vittime di violenza sessuale”, ha sottolineato l’avvocato. Sullo sfondo di una burocrazia a senso unico, resta tutta la discriminazione di genere verso gli uomini e le falle del codice rosso.

di Miriam Nido

Se lo stupro o il codice rosso valgono solo per le donne, allora l’Italia ha davvero un problema di genere, ma al contrario. Perché non è accettabile la storia che viene da Vicenza, vissuta da un ragazzo che ha chiesto aiuto e si è visto negare ogni supporto, anche psicologico, con una frase choc: “Sei maschio”. Come se a un uomo non sia concesso soffrire, non possa essere una vittima, non possa subire uno stupro. Ma nei panni dello stupratore ci si trova benissimo. E invece no. Marco (il nome è di fantasia per preservare la sua vera identità) è un ragazzo di vent’anni, molto fragile, timido, che sta vivendo una situazione di isolamento psicologico perché non ha il supporto della sua famiglia, alla quale non si è sentito di raccontare l’incubo che ha vissuto. Lui non ha avuto alcun aiuto neppure dagli organi preposti a fornire assistenza alle vittime.
Sotto accusa è finito il Centro antiviolenza di Vicenza, al quale il giovane si era rivolto questa estate, dopo aver subito uno stupro. La disavventura di Marco è avvenuta con un ragazzo di trent’anni conosciuto su una app di incontri. Il ventenne e il nuovo amico virtuale, dopo aver parlato via chat, avevano deciso di vedersi. Ma quell’incontro romantico si è trasformato nella peggiore delle esperienze per Marco, minacciato e costretto a subire un rapporto sessuale violento senza aver dato alcun consenso. Il giovane, sentendosi anche psicologicamente colpevole di essersi messo lui stesso in quella terribile situazione, è rimasto in silenzio per giorni, senza denunciare l’accaduto. Poi si è fatto coraggio e ha telefonato al centro antiviolenza, per raccontare cosa gli fosse successo e avere un supporto che potesse indicargli anche la strada da intraprendere per un’eventuale querela. “Sono Marco, sono stato violentato”, ha detto il ventenne all’operatore. Ma la risposta dall’altro capo della cornetta è stata: “Lei è un maschio, non possiamo aiutarla”. Tra le lacrime e lo sconcerto, Marco ha deciso di rivolgersi a un avvocato, segnalando sia lo stupro che il rifiuto alla richiesta di aiuto.
“Sentivo di aver bisogno di parlare con qualcuno, per avere un sostegno anche psicologico ma mi hanno risposto che il servizio è solo per le donne, non per i maschi”, ha detto il giovane. E il suo legale, Alessandra Bocchi, ha reso nota la storia e definisce “davvero incredibile che un servizio di supporto pubblico, specie per determinati casi, non venga esteso anche a soggetti maschi”.
Perché il rifiuto dell’operatore non è arbitrario, ma è previsto dalla legge regionale a contrasto della violenza sulle donne dell’aprile 2013. I centri specializzati e le strutture protette, infatti, possono accogliere, secondo la norma, solamente donne maggiorenni vittime di abusi, con servizio pubblico e gratuito. E quando Marco si è perfino presentato disperato alla struttura di Vicenza, gli è stato suggerito di provare a contattare il consultorio familiare, che però non è competente in materia né ha al suo interno figure professionali formate per affrontare situazioni così specifiche e gravi.
Il caso di Marco, comunque, non è isolato, come ha riferito l’avvocato Bocchi, che assiste altri uomini nelle stesse condizioni del ragazzo vicentino e che sta lavorando affinché possano essere modificati i regolamenti. Il legale, infatti, ha chiesto l’istituzione di “un tavolo di lavoro per poter assistere in loco le vittime di abusi sessuali di qualunque sesso attraverso un percorso idoneo terapeutico e psicologico”.
Inoltre sta preparando un’istanza scritta da inviare alla Regione Veneto, governata da Luca Zaia, affinché possano essere presi al più presto provvedimento. Si tratta di un atto formale che verrà recapitato sulle scrivanie dell’assessore ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin, e a quello delle Pari Opportunità, Elena Donazzan, “per armonizzare la normativa regionale che deve coinvolgere nelle azioni di supporto non solo le donne, ma anche gli uomini vittime di violenza sessuale”, ha sottolineato l’avvocato. Sullo sfondo di una burocrazia a senso unico, resta tutta la discriminazione di genere verso gli uomini e le falle del codice rosso.

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