L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

La foto sui social è pubblica ma il conto in banca è segreto

di Adolfo Spezzaferro -


Ci sono tante, troppe persone per cui la realtà rischia di diventare meno interessante della sua fotografia (con i filtri) ad uso e consumo dei social. Non stiamo parlando ovviamente di immortalare la grigia routine o l’ordinaria giornata lavorativa, ma di postare un aperitivo, un weekend lungo all’estero, una cena in un locale alla moda. Basta uno smartphone, una buona inquadratura e il gioco è fatto. Per qualche ora possiamo essere qualcuno. I social hanno trasformato l’antico desiderio di apparire in una vera disciplina quotidiana. Non basta più vivere: bisogna documentare di vivere bene. E possibilmente meglio degli altri. Così anche una vita normalissima viene sottoposta a un paziente lavoro di scenografia: il ristorante scelto per il tavolo più fotogenico, il cocktail fotografato prima ancora di essere assaggiato, la stanza d’albergo inquadrata evitando accuratamente il bagno minuscolo e la vista sul parcheggio.

Il paradosso è che dietro molte di queste immagini patinate può esserci una vita tutt’altro che scintillante. Stipendi modesti, conti da far quadrare, rinunce quotidiane, rate e pure qualche debito. Ma tutto questo deve necessariamente restare nel backstage. Il conto corrente è privato, la storia su Instagram è pubblica. E allora si fa di tutto per sembrare ciò che non si è: si ostenta una vacanza pagata a rate, una cena che pesa sul bilancio della settimana, un guardaroba costruito più sull’apparenza che sulla possibilità di permetterselo. Per carità, non c’è nulla di nuovo nel voler fare bella figura.

La novità è la platea infinita. Una volta ci si metteva in tiro per il matrimonio del cugino o per la festa in paese; oggi bisogna essere presentabili davanti a centinaia (per i più fortunati, migliaia) di persone che, nella maggior parte dei casi, non ci conoscono affatto. E soprattutto bisogna evitare il peccato peggiore: sembrare da meno. È questa, forse, la vera ossessione contemporanea: non essere felici, ma non sembrare infelici; non essere ricchi, ma non sembrare poveri; non avere una vita straordinaria, ma costruire una narrazione che la faccia sembrare tale. Poi una volta spenta la camera dello smartphone resta la vita reale, senza hashtag e senza cuoricini.

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