Fedeltà o tagli: il nuovo catechismo atlantico secondo Trump
Il tycoon vuole sottoporre i membri della Nato alleati degli Usa a un test di fedeltà
Prima di decidere quanto ridimensionare la propria presenza militare in Europa, gli Stati Uniti hanno scelto di misurare la “fedeltà politica” degli alleati. Non la loro capacità militare, non la loro affidabilità operativa, ma la loro obbedienza alle linee di Donald Trump. È quanto emerge da un documento riservato inviato ai membri della Nato e visionato da Bloomberg News, che somiglia più a un test di lealtà ideologica che a un esercizio di pianificazione strategica.
Il tycoon pretende un allineamento totale
Il questionario è diretto, quasi inquisitorio. Washington chiede se il Paese abbia “pubblicamente sostenuto” la politica estera americana, se abbia imposto “restrizioni” all’uso delle basi statunitensi, se investa denaro nelle aziende della difesa Usa e se abbia mai “contestato regolamenti” che ostacolano contratti con industrie americane. Il tutto coronato da una domanda che suona come un giuramento di fedeltà: il governo condivide l’approccio “forte, chiaro e silenzioso” proclamato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth?
L’irritazione degli alleati
Per molti alleati, questa iniziativa è un ricatto politico mascherato da consultazione tecnica. L’idea che la protezione militare americana, pilastro della sicurezza europea dal dopoguerra, venga subordinata alla conformità ideologica verso il tycoon è considerata destabilizzante, se non apertamente ostile. Non sorprende che diverse capitali abbiano reagito con irritazione. Il documento appare come l’ennesimo tentativo dell’amministrazione di piegare l’Europa alle proprie priorità politiche, dopo aver già sostenuto forze di destra in Germania e Ungheria e premiato governi allineati, come quello polacco, con truppe aggiuntive.
Le relazioni transatlantiche non godono di buona salute
Il questionario arriva mentre è in corso la revisione della postura militare americana nel continente, prevista entro dicembre. E tocca tutti i nervi scoperti del rapporto transatlantico, dagli attacchi unilaterali all’Iran, condotti senza consultare la Nato, al raid per catturare il presidente del Venezuela Nicolas Maduro, giudicato da molti europei una violazione del diritto internazionale. Non a caso, gli Stati Uniti chiedono ora se i Paesi siano disposti a “ridurre o eliminare” i divieti imposti all’uso delle loro basi per operazioni americane.
Trump vuole fare affari con le tasche altrui
La parte più controversa riguarda però i bilanci della difesa. La Casa Bianca pretende ricevute, prove, certificazioni che dimostrino non solo l’aumento della spesa, ma soprattutto l’acquisto di armamenti statunitensi. Inoltre chiede se i governi siano pronti a opporsi alle politiche “made in Europe” che cercano di rafforzare l’industria continentale. In altre parole, più soldi, più armi americane, meno autonomia europea.
Rutte genuflesso
Il ruolo del segretario generale della Nato Mark Rutte appare sempre più ambiguo. Continua a muoversi con prudenza mista a deferenza. Il risultato è un’alleanza che invece di rafforzarsi, si ritrova a fare i conti con sospetti, pressioni e un test di fedeltà che rischia di trasformare la Nato in un’estensione della politica trumpiana. Un esito che molti temono più dei tagli stessi.
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