Vogliono continuare a imbavagliare i nostri figli

Eppur si muove. Dopo settimane di indifferenza politica o quasi sul tema dell’obbligo di mascherine a scuola, finalmente la voce del dissenso inizia a penetrare al ministero dell’Istruzione. Il sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, è uscito allo scoperto dichiarando che tante famiglie lo sollecitano ad adottare “una misura di buon senso per l’ultima parte dell’anno scolastico”. L’esponente della Lega rileva due dati posti in evidenza nei giorni scorsi da L’Identità: il miglioramento dei dati epidemiologici e la brusca impennata delle temperature che, sottolinea Sasso, “soprattutto nel Mezzogiorno rende davvero difficile seguire le lezioni”.

Il sottosegretario ricorda inoltre che “a scuola il rischio di contagio riguarda soprattutto le fasi di entrata e di uscita, non certo quando gli studenti sono seduti ognuno al proprio posto”. Di qui la sua proposta di lasciare eventualmente l’obbligo di indossare la mascherina “solo quando ci si alza dal banco o si circola nei corridoi”. La proposta di Sasso, per altro, coinciderebbe con l’indicazione che nel settembre 2020 diede il Comitato tecnico-scientifico ma che i due ultimi governi non hanno raccolto: “nell’ambito della scuola primaria”, scriveva il Cts, “per favorire l’apprendimento e lo sviluppo relazionale, la mascherina chirurgica può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro e l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto)”.

Sasso, così come il segretario della Lega Salvini invitano dunque le autorità sanitarie a rivedere al più presto i protocolli. Ma il ministro Speranza appare poco incline ad alleggerire la restrizione. “Non è una questione politica, a decidere sarà la scienza”, fa sapere. Eppure risulta significativa l’apertura dell’Ordine dei medici, il cui presidente Filippo Anelli, intervistato dall’Adnkronos, ha detto: “Sicuramente la situazione è migliorata e a scuola si possono tenere le finestre aperte per un buon ricircolo d’aria. Con queste condizioni, compresa però la possibilità del distanziamento in classe, si può pensare ad eliminare le mascherina a scuola”. “Certo”, aggiunge Anelli, “io aspetterei magari un’altra settimana per stabilizzare ancora di più la situazione”. Far passare un’altra settimana significherebbe togliere il dispositivo dal volto degli alunni per appena una decina di giorni, considerando che l’8 giugno termineranno le attività didattiche. Ma anche un giorno di respirazione libera sarebbe un giorno guadagnato all’emergenzialismo e riconsegnato a una normalità di cui i più giovani hanno drammaticamente bisogno.

Eppur si muove. Dopo settimane di indifferenza politica o quasi sul tema dell’obbligo di mascherine a scuola, finalmente la voce del dissenso inizia a penetrare al ministero dell’Istruzione. Il sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, è uscito allo scoperto dichiarando che tante famiglie lo sollecitano ad adottare “una misura di buon senso per l’ultima parte dell’anno scolastico”. L’esponente della Lega rileva due dati posti in evidenza nei giorni scorsi da L’Identità: il miglioramento dei dati epidemiologici e la brusca impennata delle temperature che, sottolinea Sasso, “soprattutto nel Mezzogiorno rende davvero difficile seguire le lezioni”.

Il sottosegretario ricorda inoltre che “a scuola il rischio di contagio riguarda soprattutto le fasi di entrata e di uscita, non certo quando gli studenti sono seduti ognuno al proprio posto”. Di qui la sua proposta di lasciare eventualmente l’obbligo di indossare la mascherina “solo quando ci si alza dal banco o si circola nei corridoi”. La proposta di Sasso, per altro, coinciderebbe con l’indicazione che nel settembre 2020 diede il Comitato tecnico-scientifico ma che i due ultimi governi non hanno raccolto: “nell’ambito della scuola primaria”, scriveva il Cts, “per favorire l’apprendimento e lo sviluppo relazionale, la mascherina chirurgica può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro e l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto)”.

Sasso, così come il segretario della Lega Salvini invitano dunque le autorità sanitarie a rivedere al più presto i protocolli. Ma il ministro Speranza appare poco incline ad alleggerire la restrizione. “Non è una questione politica, a decidere sarà la scienza”, fa sapere. Eppure risulta significativa l’apertura dell’Ordine dei medici, il cui presidente Filippo Anelli, intervistato dall’Adnkronos, ha detto: “Sicuramente la situazione è migliorata e a scuola si possono tenere le finestre aperte per un buon ricircolo d’aria. Con queste condizioni, compresa però la possibilità del distanziamento in classe, si può pensare ad eliminare le mascherina a scuola”. “Certo”, aggiunge Anelli, “io aspetterei magari un’altra settimana per stabilizzare ancora di più la situazione”. Far passare un’altra settimana significherebbe togliere il dispositivo dal volto degli alunni per appena una decina di giorni, considerando che l’8 giugno termineranno le attività didattiche. Ma anche un giorno di respirazione libera sarebbe un giorno guadagnato all’emergenzialismo e riconsegnato a una normalità di cui i più giovani hanno drammaticamente bisogno.

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