Zuffa a destra per il premier ma la spunterà Giorgia Meloni

Per carità, tutto comprensibile. In tempi di campagna elettorale, per di più aggravata dal torrido Apocalisse 4800, vale tutto. Il disco rotto della post-fascista a Palazzo Chigi, il mondo che trema alla sola idea che la Regina della Destra sieda al posto che fino all’altro giorno era del rassicurante Mario Draghi. Le Cancellerie internazionali in allarme, i giornali stranieri preoccupati. Tutto come da copione, se i sondaggi accreditano il centrodestra in grande vantaggio. Già visto. A sinistra mettono in campo tutte le armi, più o meno convenzionali, per bloccare l’ascesa di Giorgia.

Quel che non torna è l’atteggiamento della coalizione favorita, quel centrodestra che ha vissuto una vita con la regola del “chi prende più voti fa il premier” e ora parla a mezza voce di “scenario modificato”, “condizioni particolari”. Roba da far drizzare le antenne a una militante cresciuta a pane e tatticismi pre elettorali. Che infatti: “Senza accordo sul premier non ha senso andare al governo insieme”, ha dettato a braccio. Fuoco di sbarramento. Ma non sarebbe necessario se gli alleati mostrassero di credere all’idea della prima donna a capo del governo italiano. E invece no, siamo già ai distinguo. E mancano ancora due mesi. Il buon senso dice che alla fine vincerà lei. Ma c’è ancora tutto il tempo per trasformare una vittoria annunciata in un disastro. Riusciranno i nostri eroi a fare la fine della Gioiosa Macchina da Guerra di Occhetto?

Per carità, tutto comprensibile. In tempi di campagna elettorale, per di più aggravata dal torrido Apocalisse 4800, vale tutto. Il disco rotto della post-fascista a Palazzo Chigi, il mondo che trema alla sola idea che la Regina della Destra sieda al posto che fino all’altro giorno era del rassicurante Mario Draghi. Le Cancellerie internazionali in allarme, i giornali stranieri preoccupati. Tutto come da copione, se i sondaggi accreditano il centrodestra in grande vantaggio. Già visto. A sinistra mettono in campo tutte le armi, più o meno convenzionali, per bloccare l’ascesa di Giorgia.

Quel che non torna è l’atteggiamento della coalizione favorita, quel centrodestra che ha vissuto una vita con la regola del “chi prende più voti fa il premier” e ora parla a mezza voce di “scenario modificato”, “condizioni particolari”. Roba da far drizzare le antenne a una militante cresciuta a pane e tatticismi pre elettorali. Che infatti: “Senza accordo sul premier non ha senso andare al governo insieme”, ha dettato a braccio. Fuoco di sbarramento. Ma non sarebbe necessario se gli alleati mostrassero di credere all’idea della prima donna a capo del governo italiano. E invece no, siamo già ai distinguo. E mancano ancora due mesi. Il buon senso dice che alla fine vincerà lei. Ma c’è ancora tutto il tempo per trasformare una vittoria annunciata in un disastro. Riusciranno i nostri eroi a fare la fine della Gioiosa Macchina da Guerra di Occhetto?

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