Economia

Tempi del nucleare, ragioni del gas: l’Italia alla sfida dell’energia

di Giovanni Vasso -


Sull’energia, l’Italia si riparte da una sola certezza, anzi due. La prima, quella di dover mettere su, alla svelta, un mix energetico capace di dare all’Italia flussi certi e, possibilmente, a buon prezzo. La seconda, come ha sottolineato ieri il ministro all’Ambiente e Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, è che almeno su questo fronte, che già tante delusioni ha dato a famiglie e imprese, non dobbiamo temere ulteriori mazzate. Men che meno dai dazi.

Il punto di Pichetto

Ieri, al Sustainable Future Energy Summit di Class Agorà, hanno sfilato, insieme ai rappresentanti delle istituzioni anche i top manager del settore. Le vie dell’energia sono infinite ma tutte tendono a un solo obiettivo. Come ha spiegato, durante i lavori del convegno, lo stesso Pichetto: “La domanda di energia sta crescendo continuamente con i data center, le nuove tecnologie e l’elettrificazione del nostro sistema industriale”. Così, non basta più ma l’Italia, secondo il titolare del Mase “è messa bene sotto l’aspetto dell’alta preparazione”. Ovviamente, il riferimento è al nucleare: “Siamo in Europa, dopo la Francia, il paese che ha più conoscenza del settore nelle università e grandi imprese, cito Enel. Quindi il percorso è positivo. Si tratta di creare il quadro giuridico per fare una scelta quando ci saranno le condizioni e poi inserirsi nel nuovo futuro industriale che è la produzione dei piccoli reattori”.

L’Italia, l’energia e la sfida dei tempi

I tempi, però, non saranno così brevi. Secondo Nicola Monti, ad Edison: “Dobbiamo essere consapevoli che il nucleare può dare dei risultati in un orizzonte di almeno dieci anni”. Ma non basta perché un orizzonte così lungo non autorizza nessuno a prendersela comoda, anzi: “Si deve partire subito perché il nucleare dia il prima possibile il suo contributo nel mix energetico”. Predica ottimismo l’ad di Newcleo Stefano Buono: “Stiamo avanzando su tutti i fronti, stiamo lavorando a un reattore nucleare in Francia alimentato con combustibili di nuova generazione, mentre gli strumenti per il reattore li produciamo in Italia. Nel nostro paese le competenze ci sono, motivo per cui, se lo Stato accelera sulle normative, si potrà continuare a lavorare sul nucleare”. Bisognerà, però, fare delle scelte come rimarca Stefano Monti, presidente di Ens, European Nuclear Society che, dopo aver ricordato che l’Europa “ha capito quanto è importante affrancarsi” dalle forniture di gas, spiega: “La strada l’ha indicata Draghi: per risolvere il problema energetico bisogna utilizzare tutti gli strumenti, anche il nucleare e per questo motivo bisogna puntare sugli small modular reactor. Hanno una serie di vantaggi tecnici e anche economici. Ma non bisogna scordare i reattori di grandi dimensioni: in Cina e in Corea si costruiscono in sei anni”.

Gas alla riscossa: “Ripensare la bolletta”

Il mix dell’energia per l’Italia è importante ma le aziende che si occupano di materie prime energetiche fossili avvisano che non sarà così semplice “cancellare” l’apporto, centrale, del gas. Il Ceo di Snam Agostino Scornajenchi avvisa: “La novità interessante è che sia a giugno, sia nel progressivo gennaio-giugno, rispetto all’anno precedente i consumi di gas stanno crescendo del 6%, che è un numero che non si vedeva da diversi anni, e in percentuale anche molto maggiore se la misuriamo sui primi 10 giorni di luglio per effetto anche delle alte temperature, quindi della domanda termoelettrica connessa all’incremento dei consumi”. Ciò implica, per il dirigente Snam, che “dobbiamo renderci conto che dobbiamo continuare a gestire un’infrastruttura che ci permetterà di traguardare quel tempo necessario a far sviluppare altre tecnologie super promettenti super interessanti, però dobbiamo smetterla di lasciar percepire che domani mattina ci sarà la soluzione a tutti i problemi del mondo, perché l’energia non si muove a giornate, l’energia si muove con cicli pluriennali”. Semmai, per Scornajenchi, è arrivato il momento di mettere mano alle bollette: “C’è un assetto di mercato che abbiamo ereditato alla fine degli anni ’90, con il decreto Bersani che a sua volta era l’implementazione di alcune risoluzioni della comunità europea sulla liberalizzazione dei servizi energetici e purtroppo trasferisce oggi il prezzo del gas in modo abbastanza diretto su quelle che sono tutte le fonti di produzione. Paradossalmente anche se incrementiamo il mix delle rinnovabili la componente gas nel prezzo dell’energia domestica è una componente”.


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