Prosegue l'offensiva russa. Lunedì Zelensky da Macron
La Russia ha colpito pesantemente le regioni ucraine di Kiev, Sumy, Kharkiv, Odessa e Kirovohrad. Circa 430 i droni e 18 i missili utilizzati. Una raffica potentissima che ha messo a nudo l’imprecisione e la vulnerabilità dei sistemi d’arma di Kiev. Mosca sta avendo la meglio anche via terra. Il ministero della Difesa russo ha rivendicato il controllo delle località di Rog, nel Donetsk, e di Orestopol, nel Dnipropetrovsk.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarà ricevuto lunedì a Parigi dal suo omologo francese Emmanuel Macron. La visita servirà a “ribadire l’impegno della Francia al fianco dell’Ucraina” e a “mantenere lo slancio del lavoro intrapreso sulla questione delle garanzie di sicurezza” richieste dagli ucraini. Con questo suo nono viaggio nella capitale francese, Zelensky spera di indurre la “Coalizione dei volenterosi” ad assumere decisioni forti.
Le discussioni nell’esecutivo Meloni
Le dinamiche ucraine hanno fatto aprire un fronte di scontro nel governo italiano. “Mi sembra che stiano emergendo scandali legati alla corruzione, che coinvolgono il governo ucraino, quindi non vorrei che con i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione”, ha detto il vicepremier Matteo Salvini a proposito dell’acquisto di armamenti dagli Usa da destinare all’Ucraina, parlando con i giornalisti a Napoli a margine di un sopralluogo al porto.
Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, “la via di soluzione è quella indicata dal Santo Padre e da Trump, ovvero dialogo, mettere intorno a un tavolo Zelensky e Putin e far tacere le armi”. Il leghista, pur senza nominarli, ha rifilato due stoccate al ministro della Difesa Guido Crosetto e a quello degli Esteri Antonio Tajani, convinti invece di destinare altre forniture agli alleati: “Pensare che mandare armi in Ucraina significa che l’Ucraina possa riconquistare i terreni perduti è ingenuo quantomeno”.
La replica di Crosetto a Salvini
Crosetto, a margine della riunione di Berlino con i colleghi di E5, rispondendo a una domanda sulle parole di Salvini ha affermato di capire “le preoccupazioni di Matteo Salvini”, ma di non giudicare “un Paese per due corrotti, così come gli americani e gli inglesi, che sono sbarcati in Sicilia, non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia, ma sono venuti ad aiutare gli altri italiani, quelli onesti”. “È la stessa cosa che facciamo noi in Ucraina, cerchiamo di aiutare quei poveri civili che subiscono il 93% di attacchi da parte dei russi – ha concluso – E ci auguriamo che tutti i delinquenti ucraini vengano messi in galera assieme ai russi, possibilmente”.
Le semplificazioni non servono. Il problema in Ucraina esiste
Considerazioni che hanno subito innescato un confronto interno ed esterno all’esecutivo, anche per il paragone. Date le proporzioni del giro di tangenti in Ucraina, che ammonta a 100 milioni di dollari, è azzardato ridurre il tutto a “due corrotti”. L’indagine Midas sulla società statale per l’energia nucleare annunciata dall‘Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) e dalla Procura anticorruzione (Sapo) ha investito otto figure di alto profilo, a cominciare da Timur Mindich, vicinissimo a Zelensky. Di primissimo piano sono anche i nomi del ministro della Giustizia ed ex ministro dell’Energia, Herman Halushchenko, e di Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale, capo delegazione ucraino alle trattative di Istanbul con la Russia nel maggio scorso.
Il ruolo dell’Italia
L’Italia è indubbiamente in una posizione non semplice. La debolezza strutturale dell’Ue e la grande vicinanza agli Usa restringono sensibilmente i margini di manovra a disposizione di Roma, ma Budapest e Bratislava hanno dimostrato che si può comunque procedere in maniera diversa. Gli italiani, tra l’altro, dovrebbero ricordare che determinati “stravolgimenti politici” iniziano con operazioni anticorruzione.
La farsa dell’Ue
La Commissione europea, presieduta da Ursula von der Leyen che ha promesso circa 6 miliardi a Zelensky per proseguire la guerra, sta “monitorando da vicino gli sviluppi recenti riguardo alle accuse e all’indagine condotta dalle istituzioni anticorruzione dell’Ucraina”, perché la lotta alla corruzione “è un elemento centrale affinché un Paese possa aderire all’Ue”. Se non fa ridere, poco ci manca.