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Challenge social mortali: Benadryl e Chroming uccidono i ragazzi

I casi si ripetono, per ora nessun efficace freno sulle piattaforme

di Dave Hill Cirio -


Le challenge più pericolose e mortali dei social sul web non più un fenomeno marginale ma un trend in crescita tra adolescenti e giovanissimi: dalla Benadryl Challenge all’inalazione di gas cromogeno (chroming). Numerosi ragazzi finiscono in ospedale o rischiano la vita tentando di imitare video virali. Il caso recente di un giovane deceduto dopo aver inalato deodorante riporta l’attenzione su un problema sociale sempre più urgente.

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Le challenge pericolose che spopolano online

Negli ultimi anni piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube hanno visto il proliferare di sfide che spingono a comportamenti estremi o dannosi per la salute: sono challenge social mortali. Tra le più note ci sono la Benadryl Challenge, l’assunzione eccessiva dell’antistaminico Benadryl per ottenere effetti psicotropi, con rischi di tachicardia, convulsioni e arresto cardiaco. Poi, il chroming, l’inalazione di gas aeriformi, schiume o spray (inclusi deodoranti), con gravi danni al sistema nervoso e possibile soffocamento.

Questi trend diventano immediatamente virali perché associati da chi li condivide a “effetti emotivi” o visivi semplici da imitare, spesso con la musica di sottofondo di moda.

L’ultimo caso: inalato deodorante con esito fatale

Una vicenda recente ha scosso l’opinione pubblica italiana: un ragazzo ha perso la vita dopo aver inalato gas da un deodorante aerosol, imitazione di una sfida virale diffusa online.

I primi soccorsi non sono bastati: il giovane ha sviluppato complicanze subito dopo l’esposizione, e il decesso è stato confermato dai medici. Non è l’unico episodio simile, ma l’ultimo in ordine di tempo a richiamare l’attenzione dei media e delle autorità sanitarie.

Perché i giovani ci cascano: la psicologia della sfida

Le challenge pericolose funzionano spesso per ricerca di visibilità. Visualizzazioni, “like” e commenti sono una forma di gratificazione immediata. Evidente, una sottovalutazione dei rischi: chi imita non vede le conseguenze reali, ma solo l’effetto virale.

Si tende a emulare i coetanei: la percezione che “tutti lo fanno” riduce la soglia di rischio individuale. E opera uno scarso filtro educativo: un contesto “invisibile”, l’assenza di spiegazioni sui danni legati alla pratica.

Dinamiche che possono trasformarsi rapidamente da gioco innocuo a comportamento autodistruttivo.

L’allarme sanitario e gli interventi delle autorità

Le autorità sanitarie internazionali e italiane hanno più volte lanciato allarmi pubblici sul fenomeno. I Centri antiveleni e i servizi di emergenza segnalano un aumento dei casi tra gli adolescenti correlati a inalazioni di sostanze non alimentari o a ingestione di farmaci senza indicazioni mediche.

Pediatri e psicologi sottolineano che non sono i contenuti in sé a essere letali, ma la loro interpretazione senza coscienza del rischio.

Il ruolo delle piattaforme: filtri e limiti

I social network hanno provato a inserire avvisi di rischio o blocchi automatici su contenuti potenzialmente pericolosi. Ma la moderazione algoritmica fatica a intercettare tutto. I contenuti circolano velocemente attraverso account secondari o nuovi trend. E la natura virale delle piattaforme premia contenuti shock piuttosto che spiegazioni di rischio.

Sempre più avvertita l’esigenza di algoritmi che non promuovano contenuti pericolosi e di segnalazioni più rapide da parte degli utenti.


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