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IL CARRELLO DELLA SPESA – Tari, la stangata sul Sud

Il costo sale un po' ovunque in Italia ma l'esborso maggiore nel Mezzogiorno. Ecco dove (e quanto) si paga di più

di Giovanni Vasso -

TARI TASSA SUI RIFIUTI DI ROMA TRIBUTO GENERATE AI IA


Tari, una stangata che si fa più salata per chi vive al Sud. La tassa sullo smaltimento dei rifiuti aumenta. E, insieme all’importo indicato, sale pure il divario tra le aree del Paese. Al Nord si paga (molto) meno che nel Mezzogiorno. Dove la mazzata è amarissima. I dati, pubblicati da Cittadinanzattiva, rivelano un Paese che va al contrario. Invece di diminuire, la tassa continua ad aumentare. Eppure, per anni, ci siamo detti che l’importo sarebbe calato con il crescere della raccolta differenziata. Tante illusioni, in questi tempi che ci è capitato in sorte di vivere, stanno svanendo. Il sogno di pagare meno la spazzatura e, addirittura, di ottenere ristori commisurati alla virtuosità nel differenziare resterà, con ogni probabilità, tale. Anche se, va notato e non a margine, che i costi restano più alti là dove la raccolta differenziata “pesa” meno che altrove.

Stangata Tari: numeri in aumento ovunque

I numeri non mentono. A livello nazionale, l’importo della Tari media, calcolata per una famiglia composta da tre persone che abita un appartamento di cento metri quadri, è pari a 340 euro. Un anno fa ne bastavano 329. L’aumento è sostanzioso: +3,3%. E, soprattutto, è diffuso. Su 110 città italiane, ben 95 hanno deciso di ritoccare i costi verso l’alto. A livello regionale, solo in tre Regioni non si è registrato alcun aumento quest’anno. Si tratta di Val d’Aosta, Molise e Sardegna. Altrove i rincari sono arrivati. Eccome.

Il Sud paga più di tutti

Restando sullo scenario regionale, la più esosa è la Regione Puglia dove l’importo medio è pari a 445 euro. Sul secondo gradino del podio c’è la Campania, dove bisogna scucirne, mediamente, ben 418 euro. Terzo posto per la Sicilia dove si spendono 402 euro l’anno. A capovolgere la classifica, ecco le sorprese. Il primato assoluto della Tari più bassa d’Italia appartiene al Trentino Alto Adige, dove (nonostante gli aumenti che quest’anno hanno sfiorato il 10%) si pagano “solo” 224 euro. Al secondo posto c’è la Lombardia. Il conto medio per la Tari è pari a 262. Una manciata di euro in meno rispetto al Veneto che si piazza al terzo posto con un esborso complessivo da 290 euro. A fronte del primato nazionale per la raccolta differenziata che nel Nord – Est raggiunge il 77,7%, scalzando così il primato dell’Emilia Romagna, costretta al secondo posto col 77,1%. 

Le città più esose: Catania al top, Cremona la più economica

La Tari, però, è un tributo comunale. E, quindi, è ancora più interessante valutare la classifica delle città dove la tassa si paga di più. Al primo posto, staccata ogni concorrenza, c’è Catania dove la Tari sul serio è una stangata, fuor di metafora. L’esborso medio si attesta a 602 euro. Staccata ogni concorrenza. Al secondo posto si conferma Pisa, con una “bolletta” da 557 euro. Al terzo posto invece c’è Genova dove la tassa sullo smaltimento dei rifiuti raggiunge i 509 euro. Napoli rimane appena fuori dal podio con 496 euro. La “graduatoria” dei capoluoghi di provincia più esosi comprende inoltre le città pugliesi di Andria, Barletta e Brindisi, un’altra toscana come Pistoia, Reggio Calabria, e la campana Salerno. In fondo a questa classifica c’è Cremona. Dove il tributo pesa per meno di 200 euro a famiglia, attestandosi a 196 euro. Al secondo posto, o penultimo a seconda del “capo” da cui si legge la classifica, c’è il capoluogo friulano di Udine (199 euro) a pari merito con Trento. Isernia in Molise è tra le città meno esose con pagamenti da 208 euro. A seguire ci sono Fermo, nelle Marche, poi il resto della pattuglia del Nord: Pordenone, Brescia, Bergamo, Belluno e La Spezia.


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