Ok al Mercosur, tra dazi e euro forte l’unica via per l’Europa
Meloni fa esultare gli industriali: "Ma abbiamo difeso l'agricoltura". Lo scetticismo leghista
Macron è rimasto solo: l’accordo Ue-Mercosur è passato, almeno a maggioranza. Per Bruxelles, più che una vittoria politica, una strada obbligata. Con i dazi americani e la guerra commerciale in corso con la Cina, l’Europa deve pur trovare nuovi interlocutori a cui piazzare i propri prodotti. E, magari, facendogli (pure) digerire l’euro forte. Meloni, a proposito dell’intesa col Mercosur, ha trovato un punto di equilibrio. In conferenza stampa, ieri, ha lodato la “solidarietà” che ha trovato nel sistema economico. E che le ha consentito di poter trattare per giungere a quello che è parso il migliore compromesso possibile. Anche in economia, come sugli esteri, la premier è tutt’altro che assertiva ma medita, pondera e quindi agisce. Ascoltando “tutti i portatori di interesse” nella consapevolezza che “ciascuno di loro porta appunto un interesse” e che “non si può dire sempre sì”.
Il sì dell’Italia sblocca l’intesa Mercosur
Il sì dell’Italia ha sbloccato, al Coreper di ieri, la vicenda. Sul fronte del no è rimasto Macron, in una ben strana compagnia: oltre alla Francia, si oppongono all’intesa col Mercosur pure l’Ungheria di Orban, l’Austria, la sempre più potente Polonia e l’Irlanda. L’unico a rimanere (più o meno) fedele a Parigi è stato il piccolo Belgio che, però, s’è astenuto. La premier, in conferenza stampa, ha affermato di non aver “mai avuto una preclusione ideologica nei confronti dell’accordo del Mercosur”. E ha ribadito: “Abbiamo sempre detto che saremo favorevoli quando ci saranno garanzie sufficienti per i nostri agricoltori”. Il fatto di aver anticipato l’esborso di 45 miliardi di euro alla Pac è bastato, a Meloni, per accontentare i “trattori” e per togliere un pensiero agli industriali. Che, da parte loro, hanno sempre fatto il tifo perché si arrivasse all’accordo.
Tra euro forte e dazi
“Abbiamo messo in sicurezza intessi diversi, quelli degli agricoltori e la spinta industriale. Mi pare che equilibrio sia sostenibile e spero che l’accordo possa portare solo vantaggi”, ha affermato Meloni. La situazione è quella di una strada obbligata. Per l’Italia ma ancor più per l’Europa. I dati non mentono. La Germania, come riferisce Destatis, ha perso poco meno del 23% dei volumi di export verso gli Stati Uniti. Dicono sia colpa dei dazi. Ed è vero. Ma lo è (ancora) di più il fatto che, a causare la depressione sia pure l’euro forte che rende meno conveniente per i clienti stranieri comprare le merci prodotte in Europa. E se la Germania piange, l’Italia ha di che stracciarsi le vesti dal momento che il nostro sistema industriale è entrato stabilmente nelle catene del valore che hanno capo per lo più in Baviera. Contestualmente c’è la guerra guerreggiata con i cinesi. Tra Pechino e Bruxelles i dazi più che minacciati sono già praticati. E le relazioni vanno gelandosi giorno dopo giorno.
Esulta Confindustria, scettica la Lega
Con qualcuno, però, occorrerà pur commerciare per mantenere i livelli di produttività e rilanciare ciò che resta dell’economia. Quindi ben venga il Mercosur seppur si tratta, come è facilmente intuibile, di una situazione di ripiego, di un compromesso. Per dirlo con una battuta, piuttosto che nulla, meglio piuttosto. Confindustria, perciò, ha stappato la bottiglia buona: “Per l’Italia, i benefici sono particolarmente rilevanti: l’interscambio di beni con la regione ha già superato i 13 miliardi di euro e l’accordo apre la strada a surplus crescenti, con un export composto per oltre il 94% da beni industriali”. Pure Lollobrigida ha rivendicato che con le clausole di salvaguardia è stato difeso l’interesse degli agricoltori. Tutto è bene ciò che finisce bene. O forse no. Già, perché la Lega, nel tripudio generale, ha ribadito il suo scetticismo sull’opportunità dell’intesa economica tra Ue e Mercosur.
Torna alle notizie in home