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Esteri

Iran, continuano proteste e repressione. Trump: “Vogliamo negoziare”

di Flavia Romani -


Continuano le proteste in Iran, con un bilancio umano che continua a crescere e uno scontro internazionale che rischia di degenerare. Secondo l’ong americana Hrana, la repressione delle proteste antigovernative avrebbe causato almeno 545 morti accertati, mentre altri 580 decessi restano ancora da verificare. Gli arresti sarebbero quasi 10.700. Immagini diffuse online mostrano scene di estrema violenza, con decine di corpi senza vita abbandonati sulle strade dopo gli scontri con le forze di sicurezza.

Le proteste in Iran, esplose contro il governo e la guida religiosa del Paese, vengono represse con metodi sempre più duri, attirando l’attenzione e la condanna di parte della comunità internazionale. In questo contesto di instabilità interna, si inserisce una crescente tensione con gli Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che l’esercito Usa sta valutando “opzioni molto forti e concrete” per un possibile intervento militare in Iran.

Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha confermato che al Pentagono sono stati sottoposti diversi piani operativi. “Stiamo esaminando la situazione molto seriamente – ha detto – e prenderemo una decisione”. Parole che confermano le indiscrezioni circolate nelle ultime ore su un possibile coinvolgimento diretto di Washington.

Dal canto suo, Teheran ha lanciato un avvertimento chiaro: qualsiasi attacco contro il territorio iraniano verrebbe considerato un atto di guerra e provocherebbe una risposta immediata. Secondo le autorità iraniane, eventuali rappresaglie potrebbero colpire Israele e le basi militari statunitensi presenti nella regione, alimentando il timore di un’escalation su vasta scala.

Proteste in Iran, Trump ai giornalisti: “Si sta organizzando un incontro”

Trump ha però anche sostenuto che la leadership iraniana avrebbe fatto un passo indietro, chiedendo di aprire un canale di dialogo. “I leader iraniani hanno chiamato sabato – ha dichiarato – si sta organizzando un incontro, vogliono negoziare”. Il presidente ha tuttavia aggiunto che gli Stati Uniti potrebbero “dover agire prima di un incontro”, lasciando aperta la possibilità di un’azione preventiva.


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