L’Italia si è avvicinata alla posizione della “Coalizione dei Volenterosi” e si è allontanata da quella degli Usa di Trump. Toni e termini utilizzati dal ministro della Difesa Guido Crosetto nella sua informativa alla Camera in merito agli aiuti all’Ucraina, hanno ricordato molto quelli più in voga a Bruxelles e Londra. Kiev è stata definita “quasi la prima linea della difesa europea”. Nel suo intervento, il ministro meloniano ha detto che “sostenere l’Ucraina non significa voler prolungare il conflitto, ma evitare che la fine delle ostilità si traduca in una pace fragile e apparente”.
Roma si smarca da Trump
Il titolare della Difesa ha anche osservato che “non si registra alcun segnale concreto di reale disponibilità russa a ridimensionare le proprie pretese territoriali ed egemoniche”. L’esatto contrario di ciò che ha affermato Donald Trump nel corso di un’intervista esclusiva alla Reuters. Secondo il tycoon, Vladimir Putin è pronto a fare un accordo sull’Ucraina, mentre Volodymyr Zelensky sarebbe invece più restio. Alla domanda sul motivo per cui i negoziati guidati dagli Usa non abbiano ancora messo fine al conflitto, il presidente statunitense ha risposto: “Zelensky”.
La risoluzione della maggioranza sugli aiuti all’Ucraina
Le aule di Camera e Senato hanno approvato la risoluzione proposta dai gruppi di maggioranza sulla proroga dell’autorizzazione all’invio di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina. Il testo, su cui c’è stata una mediazione con i leghisti, non cita gli aiuti “militari” se non nelle premesse. Al governo si chiede di “continuare a sostenere l’Ucraina, in coordinamento con la Nato, l’Unione europea, i paesi G7 e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europeo”. Oltre che “valorizzare il rafforzamento degli aiuti di carattere civile”.
La Lega, dopo le schermaglie iniziali con tanto di accusa dell’utilizzo di una “retorica bellicista”, si è allineata. “Hanno votato tutti a favore della risoluzione, tranne Claudio Borghi, che non ha partecipato al voto”. A chiarirlo è stato Massimiliano Romeo, capogruppo del Carroccio in Senato.
Caos nel centrosinistra
La politica estera continua ad essere un terreno estremamente scivoloso per il centrosinistra. Sull’Ucraina, le opposizioni si sono presentate con risoluzioni distinte. Il preludio alla zuffa sull‘Iran, con i riformisti dem in rotta di collisione con chi nel Pd si sta schiacciando sulle posizioni del M5S di Conte. Azione ha tirato fendenti ai compagni e non compagni di una cordata sempre più “scordata”.
Le parole di Putin
Vladimir Putin ha parlato in occasione della cerimonia di presentazione delle credenziali di 34 ambasciatori di tutto il mondo, tra cui l’italiano Stefano Beltrame. Per Putin, “lo stato attuale delle relazioni bilaterali” tra alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, e la Russia “lascia molto a desiderare”.
Citato dall’agenzia di stampa Interfax, il leader russo ha spiegato che le relazioni tra Mosca e ciascuno dei Paesi europei rappresentati (Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Norvegia, Svezia, Austria, Svizzera e Italia), “hanno profonde radici storiche e sono ricche di esempi di partnership reciprocamente vantaggiose e di cooperazione culturale reciprocamente arricchente”. Allo stesso tempo, “lo stato attuale delle relazioni bilaterali tra i paesi citati e la Russia lascia molto a desiderare”. La cooperazione su questioni chiave internazionali e regionali è stata “congelata”.
Il capo del Cremlino ha espresso la speranza che, col tempo, “la situazione cambierà e che i nostri Paesi torneranno a una comunicazione normale e costruttiva, basata sui principi del rispetto degli interessi nazionali e sulla considerazione delle legittime preoccupazioni in materia di sicurezza”.
Ancora sostituzioni in Ucraina
Porte girevoli in Ucraina. Il Consiglio dei Ministri ha assegnato temporaneamente l’incarico di ministro della Trasformazione Digitale a Oleksandr Bornyakov che, in precedenza ha ricoperto la carica di viceministro per l’Integrazione Europea. La nomina di Bornyakov è avvenuta dopo che la Verkhovna Rada ha destituito Mykhailo Fedorov dalla carica di ministro della Trasformazione Digitale il 13 gennaio.