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Gravi indizi di reato

GRAVI INDIZI DI REATO – Nada Cella, una verità attesa trent’anni

di Francesca Petrosillo -


Il 15 gennaio 2026 la Corte d’Assise di Genova ha emesso una sentenza che ha riportato al centro dell’attenzione uno dei casi di cronaca più controversi degli anni Novanta. Per l’omicidio di Nada Cella, avvenuto quasi trent’anni fa a Chiavari, è arrivata una condanna in primo grado: Anna Lucia Cecere è stata riconosciuta colpevole di omicidio volontario ed è stata condannata a 24 anni di reclusione. Marco Soracco, commercialista e datore di lavoro della vittima, è stato condannato a due anni per favoreggiamento, con pena sospesa. È un verdetto che segna una svolta giudiziaria dopo decenni di silenzi, piste abbandonate e domande rimaste senza risposta. Per la famiglia di Nada, in particolare per la cugina Silvia, la sentenza ha rappresentato una chiusura attesa da decenni. “Giustizia è stata fatta”, ha commentato.

Il delitto nello studio di via Marsala

Nada Cella ha 25 anni quando, la mattina del 6 maggio 1996, entra nello studio di via Marsala dove lavora come segretaria. È una giornata come tante, almeno in apparenza. Poco dopo l’apertura dell’ufficio, però, la giovane viene brutalmente aggredita. Il suo corpo viene ritrovato riverso a terra, in una pozza di sangue: è stata colpita più volte con estrema violenza, probabilmente con un oggetto contundente che non verrà mai individuato. La morte è immediata e lascia sgomenta l’intera città.
Le prime indagini si rivelano da subito complesse e segnate da errori. La scena del crimine viene in parte contaminata e gli accertamenti non riescono a individuare un responsabile certo. Emergono sospetti, ma nessuna prova decisiva.

Dal cold case alla riapertura dell’inchiesta

Il caso si arena e, con il passare degli anni, il delitto di Nada Cella diventa un cold case, uno di quelli che sembrano destinati a rimanere irrisolti. La famiglia, però, non smette di chiedere verità, convinta che elementi importanti non siano stati adeguatamente approfonditi. A distanza di oltre vent’anni, una rilettura degli atti e nuove valutazioni investigative hanno portato alla riapertura del fascicolo. Vecchie testimonianze vengono riconsiderate e l’attenzione degli inquirenti si concentra su Anna Lucia Cecere, già presente nel contesto dello studio all’epoca dei fatti. Secondo l’accusa, il movente sarebbe legato a dinamiche personali e lavorative, a una rivalità maturata nel tempo. Nel processo emergono anche le omissioni di Soracco, accusato di non aver collaborato pienamente con chi indagava, contribuendo a ostacolare l’accertamento della verità.
La sentenza del 15 gennaio 2026 è un passaggio cruciale ma non definitivo: il procedimento può proseguire nei gradi successivi di giudizio.

Una verità giudiziaria dopo trent’anni di attesa

Dopo quasi trent’anni di attesa, un tribunale ha riconosciuto delle responsabilità per una morte che ha spezzato una giovane vita e ha lasciato un vuoto profondo, umano e giudiziario, difficile da colmare.

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