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Ambiente

Mercosur, gli agricoltori non mollano: organizzazioni pronte a invadere Strasburgo 

di Marco Montini -


Il mondo agricolo europeo si prepara a ribadire con forza il proprio “no” all’accordo Ue-Mercosur. Proprio nelle ore in cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen era volata in Sudamerica per suggellare la firma dello storico trattato commerciale con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, le principali organizzazioni del comparto primario italiano hanno iniziato ad affilare le armi. L’obiettivo è dare battaglia sul piano politico contro le decisioni di Bruxelles, accusate di mettere a rischio il settore agricolo continentale.

La linea della Commissione europea

Una posizione che si scontra con la linea della Commissione europea, impegnata invece a difendere l’intesa considerandola una grande opportunità di crescita e sviluppo per un mercato che coinvolge oltre 700 milioni di persone. Insomma, sul concetto che il ferro va battuto finché è caldo, le associazioni agricole continentali proseguono la mobilitazione e scenderanno nella giornata di oggi davanti alla sede del Parlamento Europeo a Strasburgo con l’obiettivo di bloccare “le follie della Von der Leyen e della sua cerchia ristretta di tecnocrati che mettono a rischio il reddito degli agricoltori europei e 400 milioni di cittadini.

Le dichiarazioni

La firma del Mercosur senza reciprocità e le dovute garanzie sui controlli sarebbe per Coldiretti oltre che, come detto, un grave danno per cittadini consumatori e agricoltori, un pericoloso precedente per tutti i futuri possibili accordi che permetterebbero così di far entrare in Europa, e finire sulle nostre tavole, cibi prodotti senza gli stessi standard sanitari, ambientali, di lavoro etico e di sicurezza alimentare per i consumatori europei, che sono richiesti agli agricoltori della Ue. Importare prodotti che sono realizzati con regole completamente diverse e con lo sfruttamento della manodopera minorile riteniamo che sia un’ingiustizia non solo fatta nei confronti dell’agricoltura, ma fatta nei confronti dell’intera collettività. La nostra battaglia, la nostra mobilitazione, continuerà finché non saremo riusciti ad ottenere delle risposte chiare da parte delle istituzioni europee”.

La richiesta delle Associazioni agricole

L’appuntamento è a partire dalle ore 9.00 a Place de Bordeaux dove il presidente e il segretario generale della Coldiretti, Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo, insieme agli agricoltori soci della Coldiretti si uniranno a quelli francesi della Fnsea per chiedere al Parlamento Europeo di fermare il progetto voluto dalla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen.

E alla protesta europea sarà presente anche Cia-Agricoltori Italiani, il cui presidente Cristiano Fini sottolinea: “Ribadiamo che vogliamo, nero su bianco, il rispetto del principio di reciprocità: stessi standard produttivi, sanitari e ambientali che noi agricoltori garantiamo da sempre in Europa. Pretendiamo controlli serrati su tutte le merci in arrivo dal Sud America, insieme a clausole di salvaguardia realmente rapide ed efficaci. Perché solo a parità di regole e di condizioni non c’è concorrenza sleale. Lo dobbiamo ai nostri produttori, che ogni giorno lavorano con responsabilità e sacrificio. Lo dobbiamo, soprattutto, ai consumatori, che hanno diritto a cibo sano, sicuro e trasparente. Queste le rivendicazioni di Cia, pronte ad animare la protesta a Strasburgo e che – conclude Fini – il Parlamento europeo non potrà permettersi di ignorare”.

Pure Confagricoltura sarà in piazza con il “Copa-Cogeca e le altre Organizzazioni europee, per un accordo che preveda meccanismi efficaci e tempestivi di tutela” delle aziende, della produzione agricola italiana ed continentale e dei consumatori. Senza garanzie per il principio di reciprocità – dicono da Confagricoltura -, il settore agricolo europeo si trovead affrontare la concorrenza sleale di produzioni sottoposte a standard qualitativi e ambientali molto meno rigorosi. L’agricoltura sta vivendo una fase importante e delicata”. Insomma, la partita in Europa sembra tutt’altro che chiusa.


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