L’Ai di Trump: la bandiera Usa sventola sulla Groenlandia
Il presidente Usa minaccia la Francia: "Dazi al 200% su vini e champagne"
Donald Trump ha già pubblicato in rete l’immagine della Groenlandia su cui svetta la bandiera Usa. E intanto promette una caterva di dazi a chi continuerà a opporsi. Si comincia dalla Francia e dallo scontro totale ingaggiato dal presidente Usa con l’omologo francese. “Nessuno lo vuole”, tuona Trump. Che, evidentemente, non aspetta altro che la caduta di un leader che ha seri problemi di tenuta politica. Che stridono, con ogni evidenza, con la politica di grandeur che tenta di esercitare sugli scenari esteri.
La bandiera Usa sulla Groenlandia
Un calice di dazi, Donald Trump torna a minacciare e mette nel mirino (anche) il vino francese. Il presidente americano ha affermato di essere pronto a imporre tariffe fino al 200 per cento sulle produzioni vitivinicole della Francia. Dimostrando, così, di voler andare fino in fondo alle minacce e di non lasciarsi impressionare dagli appelli del presidente Emmanuel Macron che, fin dalla giornata di domenica, ha chiesto all’Ue di prendere in considerazione l’applicazione del meccanismo anti-coercizione.
Trump pronto a stangare il vino francese
Lo scontro tra Europa e America si fa sempre più intenso. Un film già visto. Con un finale che sembra sempre meno scontato. Donald Trump ha tuonato: “Nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto”, riferendosi a Macron. A cui ha promesso dazi del “200% su vino e champagne”. La Casa Bianca non ha la minima intenzione di mollare. E la vicenda assume sempre più i contorni di uno scontro. Anzi, di un divorzio: quello, appunto, tra il Vecchio e il Nuovo continente.
L’immagine della discordia
Non solo Groenlandia, la bandiera Usa svetta sul Venezuela, sul Canada e appunto sull’isola bianca. Un’immagine creata dall’intelligenza artificiale. Che farà discutere, eccome, i leader e l’opinione pubblica mondiale. Un segnale fin troppo eloquente della volontà che Trump non ha mai fatto atto di nascondere nemmeno in campagna elettorale. Quando i suoi strali “annessionistici” finirono per costare il posto all’ex enfant prodige liberal globale, il premier canadese Justin Trudeau. Al suo posto, ora, c’è Mark Carney che tuba con la Cina.
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