Nucleare, il caso Usa e le potenzialità dell’Italia
L’energia nucleare può contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni. A condizione che sia inserita in una strategia moderna, fondata su innovazione, ricerca e stabilità delle politiche pubbliche. È quanto emerge da una ricerca in corso di pubblicazione sulla rivista di Nature “Scientific Reports” condotta da Marco Mele, docente ordinario di Politica Economica all’Unicusano e Amministratore Unico SFBM, insieme a Cosimo Magazzino, docente ordinario di Economia Politica alla LUM. Il titolo nello studio è già di per sé eloquente: “Effetto marginale dell’energia pulita, degli investimenti in ricerca e sviluppo legati all’energia nucleare, del rischio per la sicurezza energetica e dell’incertezza delle politiche sull’ambiente negli Stati Uniti”. Il lavoro, infatti, analizza quasi cinquant’anni di dati statunitensi (1974-2022) utilizzando modelli econometrici avanzati, capaci di cogliere gli effetti reali delle scelte energetiche nel tempo.
Tra decarbonizzazione sicurezza energetica
Emerge con chiarezza che il nucleare, se accompagnato da investimenti in ricerca e sviluppo e da un quadro regolatorio coerente, diventa uno strumento efficace di decarbonizzazione e di sicurezza energetica. La ricerca indica la strada da percorrere: nucleare di nuova generazione, integrato con le rinnovabili, inserito in una politica industriale di lungo periodo. Conclusioni che arrivano nel momento in cui l’Italia, con il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto, sta lavorando per riportare il nucleare nel dibattito nazionale in modo pragmatico e responsabile, superando le contrapposizioni ideologiche del passato e guardando alle esigenze di sicurezza, competitività e sostenibilità.
Italia e Usa a confronto
Perché l’Italia può partire meglio degli Usa? I limiti osservati nel caso statunitense non sono un destino inevitabile del nucleare, ma il risultato di scelte storiche e tecnologiche legate a un’altra fase industriale. Lì il nucleare è stato costruito e sviluppato decenni fa. Con impianti concepiti in un contesto tecnologico diverso. Con una filiera matura ma poco rinnovata e in presenza di un quadro regolatorio spesso frammentato. Il nucleare ha quindi garantito la sicurezza energetica, ma senza riuscire ad esprimere pienamente il suo potenziale ambientale. L’Italia si trova oggi in una posizione migliore. Può partire direttamente con il nucleare del futuro. Quindi, con tecnologie più sicure, reattori modulari di nuova generazione, maggiore flessibilità operativa e integrazione strutturale con le fonti rinnovabili.
Più energia nucleare, meno emissioni
La ricerca mostra infatti che il nucleare diventa realmente efficace quando è progettato come parte di una politica industriale moderna. Non come semplice fonte alternativa inserita a posteriori. Ed è questa la condizione in cui si trova il Paese, che può: progettare fin dall’inizio la complementarità tra nucleare e rinnovabili, integrare ricerca e sviluppo nella filiera industriale, costruire un quadro regolatorio stabile e credibile, usare il nucleare come leva di sicurezza energetica e di competitività (e non come risposta emergenziale). I risultati della ricerca sono chiari: chi parte oggi, con le tecnologie giuste e una visione strategica, può fare meglio di chi è partito ieri. E l’Italia, se saprà mantenere coerenza, investimenti e stabilità delle scelte, avrà tutte le condizioni per riuscirci.
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