Trump parla di imperialismo, l’Ue di ketchup e maionese
A Davos Donald Trump non è andato per ascoltare: è andato per dettare l’agenda. Groenlandia, di cui vuole assumere il controllo – e non è una provocazione folkloristica, è il simbolo dell’Artico come nuovo baricentro geopolitico – guerra in Ucraina, Medio Oriente, Nato, commercio globale. E perfino un Board of Peace, una cabina di regia americana pensata per intervenire nei grandi conflitti aperti, da Kiev a Gaza: gli Usa vogliono tornare a essere l’arbitro globale della guerra e della pace, riducendo il ruolo di organismi multilaterali e alleati esitanti.
Trump si muove come se il mondo fosse già entrato in una nuova fase imperialistica: territori, risorse, sicurezza, rapporti di forza sono le sue priorità. E, piaccia o no, parla il linguaggio del potere. E l’Europa? Debolissima. Frammentata. Afona. Incapace di incidere davvero sia sul conflitto russo – ucraino che sulla crisi mediorientale. Mentre le grandi potenze ridefiniscono le sfere di influenza, Bruxelles discute dell’eliminazione delle bustine monodose di ketchup e maionese nei fast food, dei flaconcini di shampoo negli hotel: tutti packaging considerati “non sostenibili”. Insomma le solite fisime “green” che tanto piacciono a von der Leyen.
Ecco, immaginatevi ore di discussione, di preparazione di dossier, di redazione di direttive… Sulla maionese. Ma il problema non è la presunta sostenibilità ambientale, il problema è la sproporzione, è un’Ue che non parla di difesa comune, non decide e non incide, perdendosi in queste quisquilie come surrogato di potere.
Il contrasto è brutale: la Casa Bianca rilancia una visione muscolare delle relazioni internazionali, Palazzo Berlaymont appare come un grande ufficio regolatorio che ha perso il senso della priorità storica. In un mondo che torna a parlare il linguaggio della forza, l’Europa risponde con il linguaggio delle istruzioni per l’uso. E mentre altri ridisegnano mappe, trattati e tavoli di pace, noi restiamo lì, a contare le bustine. Non è satira: è il ritratto di una debolezza strutturale.
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