Multe stradali, 8,5 miliardi: la “tassa invisibile” per le famiglie
Ogni italiano, dai neonati agli anziani, ha contribuito negli ultimi cinque anni a un tributo silenzioso ma gigantesco: quasi 8,5 miliardi di euro versati nelle casse dei Comuni grazie alle multe stradali, una “tassa invisibile” per le famiglie.
Multe stradali, 8,5 miliardi
La cifra equivale a 142 euro per ogni residente, e rappresenta più di una semplice sanzione. È una vera e propria fiscalità locale parallela, costruita silenziosamente sulle strade italiane, tra autovelox, divieti di sosta e limiti di velocità. Multe stradali, una “tassa invisibile” per le famiglie.
Questi numeri raccontano una storia diversa da quella ufficiale della sicurezza: parlano di incassi che pesano sulle tasche delle famiglie, di bilanci comunali che si reggono in parte su ciò che dovrebbe essere deterrente alla violazione delle regole. E di cittadini che percepiscono sempre più le multe come un’imposta occulta piuttosto che come uno strumento di prevenzione.
Negli anni, sanzioni come entrate costanti. Da 1,2 miliardi nel 2021 a 1,98 miliardi nel 2024, per poi registrare una lieve flessione a 1,89 miliardi nel 2025. Una diminuzione legata a fattori tecnici, come l’introduzione di limiti più stringenti per l’installazione di autovelox e lo spegnimento di apparecchi non omologati dopo sentenze della Cassazione, che hanno annullato molte multe.
Un quadro impressionante
Ma il quadro complessivo resta impressionante. Le sanzioni stradali, ormai, una voce di bilancio di rilievo, con un impatto reale sui cittadini più che simbolico. La geografia di questi incassi, altrettanto significativa.
La Lombardia è la regione che incassa di più, con oltre 455 milioni di euro nel 2025, seguita da Toscana ed Emilia-Romagna, mentre la Valle d’Aosta chiude con appena 2,7 milioni. Tra le grandi città, Milano guida la classifica con 169,7 milioni, davanti a Roma e Firenze.
Numeri che riflettono non solo la densità di popolazione e traffico, ma anche la capacità amministrativa di utilizzare strumenti di controllo più incisivi rispetto ad altre realtà. La distribuzione geografica mostra come la “tassa invisibile” colpisca in modo più pesante chi vive e lavora nelle aree urbane più trafficate, trasformando l’automobile in un moltiplicatore di costi quotidiani.
Un carico altissimo per le famiglie
Dire che ogni cittadino paga mediamente 142 euro è ovviamente una semplificazione. Considerando solo chi guida, un carico diventato negli anni sempre più alto, trasformando la multa da sanzione a contributo obbligatorio quasi sistematico. Per molti cittadini, una percezione che genera una sensazione di ingiustizia.
Il rispetto del Codice della strada diventa anche un vincolo economico pesante, e non sempre correlato a un reale incremento della sicurezza. Ci sono famiglie che, tra parcheggi scaduti, velocità di pochi km/h oltre il limite e sosta in doppia fila involontaria, arrivano a pagare centinaia di euro all’anno in sanzioni, incidendo sui consumi e sulla gestione del bilancio domestico.
In alcune città, come Milano e Roma, un pendolare che utilizza quotidianamente l’auto può arrivare a spendere oltre 500 euro l’anno in multe, tra autovelox e divieti di sosta.
Cosa può cambiare concretamente?
Nel breve e medio termine le risposte si concentrano su tre direttrici operative. La prima riguarda regole chiare e uniformi per gli strumenti di controllo. Autovelox e telecamere devono essere omologati e gestiti secondo procedure trasparenti, riducendo contenziosi e incertezze. Il censimento si è concluso. Meno di 4mila le apparecchiature autorizzate ma resta inevaso il nodo delle omologazioni, tuttora appiglio per i ricorsi.
La seconda, investire su sicurezza reale, collegando le sanzioni a misure concrete di prevenzione: zone 30 efficaci, gestione intelligente del traffico, piste ciclabili sicure, piani di mobilità urbana sostenibile.
La terza, altrettanto cruciale, la trasparenza nei bilanci comunali, con rendicontazioni dettagliate su come i proventi delle multe siano utilizzati: manutenzione stradale, educazione alla sicurezza o servizi pubblici essenziali.
Uno strumento di cassa
Senza queste garanzie, le sanzioni restano percepite come uno strumento di cassa più che di tutela della vita. Un’altra dinamica da considerare è quella delle multe per non residenti. Turisti e pendolari contribuiscono in modo consistente al gettito dei Comuni, spesso senza avere la possibilità di partecipare al dibattito locale sulle priorità urbanistiche e sulla sicurezza stradale.
Un ulteriore paradosso. Da un lato aumenta il gettito, dall’altro alimenta la percezione di un sistema che tassa chi usa le strade senza benefici tangibili. Infine, l’introduzione di nuove tecnologie, come telecamere intelligenti o sistemi di rilevamento automatizzato delle infrazioni, promette maggiore efficienza, ma apre anche dibattiti su privacy e correttezza nella gestione delle sanzioni.
Un sistema che può cambiare
Gli 8,5 miliardi di euro, quindi, non solo una cifra impressionante. La prova di come un sistema di governance della mobilità possa intrecciare sicurezza, fiscalità e percezione pubblica.
L’Italia può trasformare le regole della strada da strumenti di sanzione a meccanismi di prevenzione reale, ma serve decisione politica, strumenti affidabili e una nuova cultura della mobilità urbana. Solo così le multe smetteranno di essere una tassa invisibile e torneranno a essere uno strumento di protezione per chi guida e per chi vive nelle città italiane.
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