L’euro forte ci mostra quanto debole sia l’economia reale dell’Ue
Non siamo degli economisti ma vorremmo chiedere alla Bce come mai, visto che Trump esulta per il dollaro debole, noi dovremmo tenerci l’euro forte. Chi dei due è più matto o più furbo? L’euro che si rafforza fino a toccare la soglia psicologica di 1,20 sul dollaro non è un effetto collaterale inevitabile della Trumpnomics.
È piuttosto la prova provata di quanto i tecnocrati Ue preferiscano l’inazione in una sorta di adorazione fanatica di regole ormai superate dalla realtà. L’eurozona cresce poco, esporta molto e fatica da anni a centrare gli obiettivi di inflazione. Un combinato disposto che sommato a un cambio forte equivale a una stretta silenziosa, imposta senza assumersene la responsabilità politica.
Il cambio non è tra le priorità della Bce e invece è un canale decisivo della politica monetaria: ignorarne gli effetti significa accettare consapevolmente una stretta dell’economia. Mentre Usa e Cina difendono competitività e industria, l’Ue sceglie l’attendismo, ai danni di manifattura, investimenti e occupazione. L’euro forte ci mostra quanto debole sia l’economia reale dell’Ue.
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