Intervista al professor Ermanno Greco
PMA in Italia: qualità dei servizi, prevenzione e stili di vita
Ermanno Greco è presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.) e direttore responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione della Casa di Cura Villa Mafalda a Roma. Con lui abbiamo parlato dello stato di salute della sanità italiana.
Professor Greco, può darci un giudizio sulla qualità dei servizi sanitari in Italia: uniformi o disomogenei?
“Il Servizio Sanitario Nazionale rappresenta un modello universalistico solido, con risultati complessivamente positivi in termini di equità di accesso e indicatori di salute. Al tempo stesso, il sistema sconta criticità strutturali ormai consolidate, legate alla carenza di personale sanitario, alla sostenibilità organizzativa e alla crescente domanda di assistenza della popolazione. In questo contesto, il SSN necessita di un rafforzamento della continuità assistenziale e di un potenziamento dell’assistenza territoriale e dei servizi di prossimità. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la capacità del sistema di rispondere all’aumento della domanda di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).
Dal punto di vista della medicina della riproduzione, infatti, la qualità dei servizi resta disomogenea sul territorio: accanto a centri di eccellenza, permangono marcate differenze regionali, soprattutto per l’accesso alle tecniche, i tempi di attesa e la disponibilità di personale specializzato, fattori che spesso costringono le coppie a spostarsi per ricevere cure adeguate”.
Il nostro Paese ha oggi bisogno di politiche sanitarie più efficaci, capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini? Come presidente della S.I.d.R. che proposte avanzate?
“Le strutture e le competenze professionali più avanzate si concentrano soprattutto nelle grandi città metropolitane e nei poli di eccellenza della ricerca medica, mentre in periferia e nelle zone interne risultano spesso penalizzate.
È una disomogeneità che occorre colmare, perché il diritto alla salute e alla prevenzione deve essere garantito ovunque. Riteniamo fondamentale investire sulla prevenzione, che rappresenta un pilastro imprescindibile per garantire la tutela sanitaria e le successive cure alle persone. Prevenire significa ridurre le disuguaglianze, migliorare la qualità della vita e rafforzare la sostenibilità del nostro sistema sanitario. Allo stesso tempo, è urgente migliorare le proposte di formazione professionale, anche attraverso una capillare e costante attività di aggiornamento delle competenze”.
L’obesità è una malattia cronica che preoccupa, e molto. Qual è la situazione quantitativa in Italia e in Europa? Come combatterla?
“La nuova legge per la prevenzione e la cura dell’obesità è un risultato importante, e lo è anche per la salute riproduttiva. L’obesità, infatti, ha conseguenze significative sulla fertilità, sia maschile sia femminile: nelle donne l’obesità ostacola l’ovulazione, la regolazione ormonale e incide sulla qualità endometriale, mentre a livello maschile è associata a una ridotta qualità dello sperma. L’obesità è un fattore di rischio clinico e impatta negativamente sul sistema riproduttivo. Avere, quindi, un buon peso corporeo, uno stile di vita adeguato e un’alimentazione sana favorisce il concepimento, anche attraverso le tecniche di PMA, dato che gli embrioni si impiantano maggiormente nei soggetti normopeso. Non va, poi, dimenticato che esiste una predisposizione genetica all’obesità, dovuta all’attività di molteplici geni che possono essere modificati proprio da corretti stili di vita.
Una situazione da monitorare, tenendo conto che in Italia almeno 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale, mentre in Europa è in sovrappeso o obeso circa 1 bambino su 4 di età 7-9 anni”.
Tra i suoi cavalli di battaglia sanitari, figura la Diagnosi Genetica Preimpianto (DGP). Qual è la sua posizione?
“La genetica preimpianto può incidere sui tassi di gravidanza, sulla personalizzazione dei trattamenti e sulla sicurezza riproduttiva, mentre con i moderni strumenti di selezione embrionaria, da trasferire nell’utero materno, è possibile migliorare il successo delle tecniche di fecondazione in vitro. Negli ultimi anni la DGP per anomalie cromosomiche (PGT-A) e le tecniche genomiche ad alta risoluzione hanno profondamente modificato la selezione embrionale nei centri di PMA, consentendo una valutazione più accurata delle anomalie cromosomiche e del mosaicismo. L’integrazione di parametri genetici, morfocinetici e bioinformatici ha superato la selezione basata sulla sola morfologia. L’analisi cromosomica embrionale, associata a sistemi di intelligenza artificiale applicati al time-lapse, migliora l’accuratezza predittiva, riduce il numero di transfer e il rischio di aborto, con benefici significativi per la salute fisica e psicologica della donna”.
La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è stata inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) italiani a partire dal 2025. Cosa cambia per le coppie?
“Con l’ingresso nei LEA, la PMA viene riconosciuta come parte delle prestazioni sanitarie che il SSN deve assicurare sull’intero territorio nazionale. Dovrebbero, quindi, venir meno eventuali disparità tra regioni, sia nell’offerta strutturale sia nelle tariffe applicate, garantendo alle coppie la possibilità di usufruire di queste tecniche di fecondazione con costi contenuti e più accessibili. Attraverso il SSN le donne possono accedere a procedure come l’inseminazione intrauterina, il prelievo ovocitario e la fecondazione in vitro (con o senza ICSI), sia omologa sia eterologa, ma va ricordato che la donna deve avere non più di 46 anni di età. Permane, tuttavia, più di qualche lacuna, visto che ad esempio restano escluse alcune procedure come la diagnosi preimpianto e la conservazione della fertilità non medica. I costi, inoltre, potrebbero variare tra le regioni, almeno considerando quelle che già si sono attivate”.
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