Il secondo round di negoziati sull’Ucraina, con delegazioni di Kiev, Mosca e Washington, si terrà domani e dopodomani ad Abu Dhabi. Dopo l’anticipazione del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è arrivata la conferma del Cremlino. Gli incontri si svolgeranno comunque a livello tecnico. L’inviato americano, Steve Witkoff, parteciperà alla nuova sessione di trattative negli Emirati Arabi Uniti.
La posizione dell’Ucraina
Zelensky ha fatto sapere di aver parlato con Rustem Umerov, il capo del team ucraino, per preparare tutto. “Molti leader, di diversi paesi, sono con noi in questo processo, a sostegno dell’Ucraina, e ci coordiniamo praticamente ogni giorno. Febbraio sarà un periodo di intensa attività di politica estera da parte nostra, con contatti e incontri che inizieranno domani”, ha annunciato in un discorso serale il presidente ucraino, aggiungendo che “il nostro team negoziale ha presentato un rapporto. È già stato concordato di tenere un incontro trilaterale a un livello appropriato”.
Il leader ucraino ha ricevuto una doppia rassicurazione dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: sostegno energetico, attraverso spedizioni di generatori e altre apparecchiature, e finalizzazione del 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.
L’allarme di Medvedev
Alla soluzione diplomatica non crede il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medevev. Per l’ex presidente russo, i rischi di una guerra mondiale “sono molto alti”. “È vero che abbiamo ripreso i contatti con gli Stati Uniti e questo non può che farci piacere. E abbiamo avviato consultazioni su una vasta gamma di questioni, incluso la soluzione del conflitto in Ucraina. Ma la situazione più ampia è molto pericolosa. Sfortunatamente non si può escludere un conflitto globale e penso che i rischi siano molto alti e non siano diminuiti”, ha dichiarato Medvedev, sottolineando che l’atteggiamento dei Paesi sull’impiego del nucleare è cambiato dall’epoca della guerra fredda. “E i cambiamenti sono stati più evidenti nel corso della precedente amministrazione americana”. Una situazione che può portare a una spirale fuori controllo. “Un Paese nucleare attacca e una risposta. Un altro attacco e di nuovo una risposta. E infine, la risposta ultima sarà di natura devastante”, ha concluso il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo.
La Russia avanza sul campo
Le truppe russe hanno accelerato la loro avanzata in Ucraina per tutto il mese di gennaio, conquistando quasi il doppio del territorio rispetto al mese precedente. A rilevarlo è un’analisi dell’Institute for the Study of War (Isw) in collaborazione con il Critical Threats Project.
I dati mostrano che la Russia si è impossessata di 481 chilometri quadrati a gennaio, rispetto ai 244 chilometri quadrati di dicembre 2025. Si tratta di uno dei maggiori avanzamenti in un mese invernale da quando è iniziata l’operazione militare speciale quattro anni fa.
Soldi da Londra
Le istituzioni europee stanno “verificando” la possibilità che Paesi extra-Ue possano unirsi e contribuire al prestito Ue da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. A rivelare tale possibilità è stato Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea, nel corso del briefing giornaliero con la stampa, rispondendo a una domanda sull’eventuale adesione del Regno Unito al meccanismo che sottende il prestito, visto il fallimento dei negoziati tra Londra e Bruxelles per la sua partecipazione allo strumento Ue di investimenti nella difesa Safe. “In questa fase non stiamo pregiudicando alcun potenziale Safe 2”, ha proseguito Regnier.
Le mosse di Starmer e Trump
La Gran Bretagna ha revocato l’accreditamento a un diplomatico russo dopo che la Russia ha espulso un inviato britannico il mese scorso. Il ministero degli Esteri di Londra ha condannato “la decisione ingiustificata e non provocata della Russia di espellere un diplomatico britannico il mese scorso e le sue accuse infondate contro il nostro personale”.
Donald Trump ha fatto sapere di aver avuto un colloquio con Narendra Modi, durante il quale il premier indiano “ha accettato di smettere di comprare petrolio russo e di acquistarne molto di più dagli Stati Uniti e, potenzialmente, dal Venezuela”. Il presidente americano su Truth Social ha sostenuto che “questo aiuterà a porre fine alla guerra in Ucraina che è in corso proprio adesso, con migliaia di persone che muoiono ogni singola settimana!”.