L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

La minoranza del Pd mette la Schlein nel mirino. E in direzione non vota la relazione della segretaria

di Lino Sasso -


La minoranza Pd alza la voce contro Elly Schlein. La direzione del partito si trasforma così in un passaggio politico che va oltre la normale dialettica interna. E’ quasi il preludio di una resa dei conti. Al Nazareno, dopo l’intervento introduttivo della segretaria, gli esponenti dell’area riformista hanno preso la parola uno dopo l’altro. I toni sono stati diversi ma il messaggio comune. Nel Partito democratico cresce il malessere per l’impostazione politica della leadership e per il modo in cui vengono gestite le differenze di visione. Schlein ha rivendicato il principio della pluralità, ma senza lasciare margini di ambiguità. La segretaria ha sottolineato che in un partito non “personale” è fisiologico che esista una minoranza, però ha anche tracciato una linea netta. Il Pd, ha insistito, deve parlare con una sola voce, evitando di trasmettere all’esterno l’immagine di un’organizzazione spaccata.

Il nodo del referendum

Un richiamo all’ordine che diventa anche chiamata alla mobilitazione. Guardando ai prossimi mesi, ha indicato come priorità la campagna per il “No” al referendum sulla giustizia e il tour di ascolto che dovrebbe alimentare la costruzione del programma in vista delle elezioni. Con un passaggio dal sapore elettorale. “La partita è già aperta”, ha scandito, sostenendo che il Pd può essere competitivo e “andare a vincere”. La reazione dell’area riformista, però, ha smussato l’enfasi della “marcia trionfale” e riportato la discussione su due nodi: metodo e identità. Sul primo fronte, alcuni interventi hanno criticato il clima interno che si crea quando la linea, come nel caso del referendum, viene presentata come l’unica opzione “legittima”. È in questa cornice che si colloca la preoccupazione espressa da Giorgio Gori. Pur dichiarando la propria scelta per il “No”, l’eurodeputato ha contestato l’idea che chi nel partito voterà “Sì” venga dipinto come un nemico interno o un “traditore”. Un avvertimento, condiviso anche da Piero Fassino, che punta a disinnescare una polarizzazione che rischia di diventare permanente.

L’insofferenza di Pina Picierno e la provocazione esterna di Calenda

Sul tema dell’identità, la critica più forte arriva da Pina Picierno, che richiama la storia del Pd e la sua origine riformista di centrosinistra. La vicepresidente del Parlamento europeo ha evocato la distanza di molti fondatori del Pd che oggi non si riconoscono più nel profilo del partito, citando Romano Prodi e Walter Veltroni. Il punto non è negare alla segreteria il diritto di guidare, ma mettere in guardia dal cambiare “natura” al Pd. Il partito, da forza riformista si è spostato a sinistra. Troppo. Da qui il timore di una frattura. Non una scissione annunciata, ma la domanda se il Pd resti davvero casa anche per chi si colloca nell’area riformista. A gettare benzina sul dibattito, dall’esterno è intervenuto Carlo Calenda, che ha invitato i riformisti a uscire e costruire un polo liberale. Un’ipotesi al momento non contemplata, ma neanche scartata a priori.

Il bilancio vede la minoranza Pd contro la linea della Schlein

Simona Malpezzi ha riconosciuto la necessità di una linea comune, però ha insistito sull’urgenza di creare luoghi in cui anche la minoranza possa incidere. Lorenzo Guerini ha difeso il confronto come risorsa e ha chiuso con una stoccata sulla strategia delle alleanze. Il Pd non può farsi trascinare da Giuseppe Conte. Nel campo della maggioranza interna, il partito fa quadrato attorno a Schlein. Sostegno alla segretaria, necessità di una rotta chiara e unità indispensabile sono state le parole chiave. Il dato finale fotografa bene la giornata: la relazione di Schlein passa, ma con un segnale politico non trascurabile. L’astensione dell’area riformista. La minoranza del Pd contro Elly Schlein al momento non sfonda, ma resiste. E la partita, da qui in avanti, sarà capire se il Pd riuscirà a tenere insieme disciplina e pluralismo senza trasformare ogni differenza in un braccio di ferro. Altrimenti la poltrona della segretaria potrebbe iniziare a traballare.


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