Gli Stati Uniti hanno annunciato l’introduzione di nuove sanzioni contro il settore petrolifero iraniano, poche ore dopo la conclusione dei colloqui in Oman. Il dipartimento di Stato americano ha fatto sapere di aver sanzionato 15 entità, due individui e 14 navi della cosiddetta “flotta ombra” collegati al traffico illecito di petrolio iraniano, di prodotti petroliferi e petrolchimici, la cui vendita “ha generato entrate che il regime usa per condurre le sue attività maligne”. Gli Usa agiranno per ritenere responsabili sia le autorità iraniane che i loro partner fino a quando tenteranno di eludere le sanzioni e ricavare entrate dal petrolio e dai prodotti petrolchimici per finanziare “comportamenti oppressivi” e sostenere “attività terroristiche e proxy”.
I nodi da sciogliere
Toni che contrastano con “l’atmosfera positiva” durante gli incontri di cui ha parlato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. In un post sul social X, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha confermato che “i colloqui Iran-Stati Uniti a Muscat si sono conclusi con l’intesa tra le parti di proseguirli”. Nella capitale omanita, l’Iran ha ribadito il rifiuto di interrompere l’arricchimento dell’uranio, una delle richieste principali degli Usa, che insistono per un accordo più ampio che includa anche il programma missilistico e il ruolo iraniano nel sostegno ai gruppi armati nella regione.
La missione del ministro degli Esteri dell’Iran
Araghchi ha lasciato l’Oman per il Qatar, dove oggi avrà un faccia a faccia il suo omologo nonché primo ministro, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al-Thani. Nella capitale qatariota parteciperà in qualità di relatore principale alla 17ma edizione degli Al-Jazeera Forum che si terranno da oggi a lunedì. L’edizione di quest’anno è intitolata “La causa palestinese e l’equilibrio di potere regionale nel contesto di un mondo multipolare emergente”.
Teheran ha riparato i siti danneggiati nei raid Usa
L’Iran avrebbe rimesso in funzione diverse infrastrutture legate ai missili balistici colpite nei raid dello scorso anno, mentre la ricostruzione dei principali impianti nucleari bombardati da Israele e Stati Uniti procederebbe a rilento. In caso di attacco, la risposta più probabile dell’esercito iraniano resterebbe il ricorso ai missili balistici contro Israele e contro obiettivi e basi americane nell’area.
Un’analisi del New York Tymes ha esaminato circa una ventina di siti danneggiati durante la cosiddetta guerra dei 12 giorni, rilevando attività di ricostruzione in oltre metà delle strutture. Gli esperti che seguono i programmi missilistici e nucleari iraniani hanno confermato l’impressione, precisando però che le immagini satellitari permettono di valutare solo ciò che avviene in superficie.
“Minacciare Israele e le basi Usa nella regione con attacchi missilistici è una delle poche opzioni che l’Iran ha per dissuadere nuovi raid contro i suoi siti nucleari”, ha spiegato John P. Caves III, esperto del Center for the Study of Weapons of Mass Destruction della National Defense University di Washington.
I negoziati non hanno fatto calare l’attenzione
Gli Stati Uniti hanno chiesto agli americani in Iran di lasciare immediatamente il Paese o comunque di “tenere un profilo basso” ed essere “sempre in contatto” con famiglia e amici. “A causa di misure di sicurezza rafforzate, chiusure stradali, interruzioni dei trasporti pubblici e blocchi di internet”, si legge in un’allerta sul sito dell’ambasciata virtuale a Teheran. I cittadini americani devono valutare la possibilità di lasciare l’Iran via terra verso l’Armenia o la Turchia “immediatamente”.
Gli auspici del Cremlino e dell’Onu
Il Cremlino ha affermato di accogliere con favore i negoziati tra inviati iraniani e americani in Oman e di auspicare che portino a una de-escalation. “Invitiamo tutte le parti alla moderazione”, ha detto il portavoce Dmitry Peskov in un briefing con la stampa.
Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha auspicato che il dialogo tra le parti possa contribuire “a ridurre le tensioni regionali e a prevenire una crisi più ampia”. In una nota del portavoce, si sottolinea che Guterres “esprime gratitudine ai Paesi della regione per i loro sforzi volti a rendere possibili questi colloqui e all’Oman per averli ospitati”. Il segretario generale ha “costantemente sostenuto la necessità di una de-escalation e della risoluzione pacifica delle controversie in conformità con la Carta delle Nazioni Unite”.