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Esteri

Ue, la Corte dei Conti “boccia” la Pac di Ursula, Agricoltori: “Avevamo ragione. Ora passo indietro”

di Marco Montini -


Agricoltori europei contro presidente della commissione Von der Leyen, ci risiamo. Ancora una volta oggetto del contendere è la visione della politica agricola comune, una visione quella di Ursula fortemente criticata dalle associazioni del settore primario, che adesso tornano nuovamente alla carica dopo l’analisi della Corte dei Conti europea che ha sollevato alcuni appunti sulla proposta di Pac 2028-34, in particolare sulle modalità di programmazione e approvazione, e sulla architettura giuridica.

Riflessione, quella dei revisori di Lussemburgo, che ha portato a un intenso dibattito mediatico in Italia dove le categorie agricole hanno detto la loro sulla Pac della Von der Leyen, criticandola sotto numerosi punti di vista, politici e tecnici.

Le dichiarazioni

I rilievi della Corte dei Conti Ue – ha sottolineato, ad esempio, Coldiretti – sull’attuale architettura della Pac confermano le perplessità manifestate dalla Coldiretti sulle criticità della proposta della Commissione Ue, che rischia di snaturare la Politica agricola comune, complicare le regole per l’accesso ai fondi delle imprese, andare in direzione opposta alle esigenze di semplificazione e far venire meno quell’eccezionalismo agricolo che ha garantito la crescita della produzione agroalimentare europea”.

Inoltre, le risorse destinate alla Pac “verrebbero per la prima volta inserite in un fondo unico europeo – aggiunge il presidente nazionale Confeuro- Confederazione Agricoltori Europei, Andrea Tiso -, una scelta che rischia di generare minore trasparenza, lacune nella gestione finanziaria e ritardi nelle procedure di pagamento.

Si tratta di una “semplificazione” solo apparente, che potrebbe produrre effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen. Una decisione che Confeuro ha sempre criticato con fermezza, in linea con le preoccupazioni espresse da larga parte del mondo agricolo europeo. È auspicabile dunque – conclude Tiso – che Consiglio e Parlamento europeo ascoltino il monito della Corte dei Conti Ue e riconsiderino questa impostazione, mantenendo la Pac in un fondo specifico e settoriale”.

La Cia-Agricoltori italiani

Mentre per il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, “pur non essendo vincolante, il parere della Corte rafforza in modo inequivocabile ciò che denunciamo da tempo e che abbiamo portato anche in piazza, nelle manifestazioni di Bruxelles e Strasburgo – dice Fini –.

Tagliare le risorse all’agricoltura e farle confluire in un fondo unico significa svuotare la Pac del suo carattere comune e aprire la strada a una pericolosa rinazionalizzazione. Così si spezza un sistema che ha garantito equità e coesione, creando disparità tra comparti e tra Stati membri, ma soprattutto si mette seriamente a rischio una delle politiche fondanti dell’Unione, essenziale per il reddito degli agricoltori e per la sicurezza alimentare dei cittadini”.

La voce inascoltata dei produttori

Queste, invece, le parole del Presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei: “La Commissione Europea non ha ascoltato per mesi la voce dei produttori, delle filiere agricole, e di molti stati membri. E adesso incassa una ferma critica anche dalla Corte dei conti, che ribadisce le criticità già espresse dalla cooperazione agricola e da tutto il mondo agricolo all’indomani della presentazione della proposta del nuovo impianto finanziario.

Ci auguriamo che questo contribuisca a rivedere in modo sostanziale la proposta e ad aprire una stagione di maggiore interlocuzione con le rappresentanze, nel rispetto dei ruoli di una democrazia reale”.

Le “storture” della Corte dei conti europea

Infine, questo il pensiero del presidente Copagri, Tommaso Battista: “Il parere della Corte dei conti europea non fa altro che confermare quanto andiamo dicendo da tempo, ovvero che l’attuale impostazione della PAC post2027 mostra più di qualche stortura, sulla quale bisogna intervenire con la massima urgenza per scongiurare il rischio di incidere sulla redditività dei produttori agricoli e, di conseguenza, sulla sicurezza alimentare di tutta l’Europa, così come sulla sostenibilità ambientale e sociale di un comparto che apporta un contributo insostituibile in termini di tutela e presidio del territorio”. 


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