L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Quei nonni alle prese con i genitori di oggi

di Adolfo Spezzaferro -


C’era una volta la nonna che sfornava torte e dispensava carezze, così come c’era il nonno che insegnava a giocare a carte e quando i nipotini andavano via questi due vecchietti tornavano alla propria vita. Oggi quel quadretto rassicurante sembra un’illustrazione d’epoca. Fare i nonni nel 2026 è diventato puro equilibrismo: tra richieste continue, regole minuziose, aspettative implicite e il timore costante di “sbagliare” (rispetto a cosa e a chi poi…).

I genitori di oggi, stretti tra lavoro, precarietà e sensi di colpa, chiedono ai propri di genitori una presenza solida, affidabile, possibilmente immediata. Il bambino ha la febbre? I nonni corrono. Il nido chiude? I nonni coprono l’assenza. Una cena, una palestra, un imprevisto? Ancora loro, direttamente dalla panchina. In un welfare che arranca, i nonni sono diventati l’ammortizzatore sociale più efficiente e meno riconosciuto. Gratis, per definizione. Sempre disponibili, per abitudine culturale.

Ma disponibili non significa a disposizione. I nonni di oggi sono baby boomer attivi, spesso ancora impegnati professionalmente o socialmente, desiderosi di viaggiare, coltivare passioni, difendere spazi conquistati. Non vogliono “invecchiare” nel ruolo esclusivo di angeli del focolare. Eppure faticano a mettere paletti, soprattutto le donne, cresciute nell’idea che cura e sacrificio coincidano con amore. Dall’altra parte, i trentenni e quarantenni rivendicano un modello educativo consapevole, aggiornato, a volte rigidissimo. Ogni deviazione – un dolce di troppo, un orario sforato – viene letta come un’invasione di campo. Dietro la guerra delle regole si nasconde spesso una fragilità: il bisogno di sentirsi genitori legittimati, non giudicati. Rispettati, anzi. Il risultato? Tensioni sottili, recriminazioni taciute, conflitti che talvolta esplodono davanti ai bambini, i primi a soffrire quando ci sono indicazioni contraddittorie.

Eppure la soluzione c’è: parlarsi davvero, riconoscere le reciproche competenze, accettare che educare non è esercizio di potere ma un’alleanza. I nonni non sono babysitter con legami di sangue, né genitori supplenti. Sono una terza figura educativa, preziosa proprio perché diversa. Insostituibile. Se ciascuno rinuncia a voler imporre la propria visione, il proprio modello comportamentale, forse si può tornare a quel gesto semplice che tiene insieme le generazioni: fidarsi. Non per dovere, ma per scelta.

Il problema è che spesso i genitori di oggi danno per scontato di poter contare sui nonni, quasi on demand. Senza tuttavia mai domandarsi se ai loro genitori possa pesare non potersi mai sottrarre alle loro richieste. I ricatti morali e i sensi di colpa non sono esattamente gli ingredienti per una famiglia equilibrata, serena, felice addirittura. Si dice che la più alta forma di libertà risieda nello scegliere di fare il proprio dovere. Appunto, scelta, non imposizione.


Torna alle notizie in home