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Salute mentale, il nuovo Piano e la sfida dell’attuazione

Finora, liste di attesa e diseguaglianze territoriali, Schillaci annuncia 80 milioni e promette una svolta

di Giorgio Brescia -


Nel Rapporto sull’equità e salute mentale diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità emergono con chiarezza le criticità: ora, il nuovo Piano.

Da anni, un sistema sotto pressione. Lunghe liste di attesa per primi colloqui specialistici, diseguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi, carenza di personale qualificato e, più in generale, un’articolazione dei servizi territoriali che stenta a garantire una copertura omogenea su tutto il territorio nazionale.

Salute mentale, il nuovo Piano

In parallelo, nella Legge di Bilancio 2026 finalmente inserito un Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 accompagnato da un pacchetto di finanziamenti strutturato. “Ottanta milioni di euro, primo segnale concreto di attenzione”, dice il ministro della Salute Orazio Schillaci – dopo anni di annunci e promesse inevase.

La pubblicazione del rapporto — spiega il presidente dell’Iss Rocco Bellantone — “proprio nel momento in cui la manovra economica stanzia risorse mirate e il Piano Nazionale viene approvato. L’analisi può diventare utile strumento per orientare le politiche e gli interventi futuri“.

Numeri e risorse: un piano pluriennale, ma con risorse graduali

Lo stanziamento di 80 milioni di euro per il 2026, destinato in larga parte alla prevenzione e al potenziamento delle reti territoriali, seguiti da 85 milioni nel 2027 e 90 milioni nel 2028. Dal 2029, prevista una dotazione di 30 milioni annui a regime per il rafforzamento strutturale. E Schillaci anticipa che 30 milioni serviranno ad assumere medici impegnati nel contrasto del disagio mentale, soprattutto tra i giovani, con un capitolo dedicato anche ai minori.

Il piano — che si concretizza solo ora — rappresenta la prima revisione strategica dopo oltre un decennio. Quello precedente risaliva al 2013. Nel mezzo, una fase di stagnazione, crescita dei bisogni e carenza di strumenti soddisfacenti di risposta.

Una domanda crescente e un’offerta finora strutturalmente debole

La necessità di revisione, testimoniata anche dalle evidenze epidemiologiche. In Italia la presenza di disturbi mentali è diffusa e in crescita. Nel nostro Paese la quota di cittadini colpiti da depressione e disagi psicologici è significativa, con un uso di antidepressivi aumentato del 36,7% tra il 2008 e il 2022. Tra i più giovani, l’uso di terapie psicofarmacologiche è più che raddoppiato in un decennio.

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Eppure la spesa sanitaria dedicata alla salute mentale rimane modesta. Solo una piccola percentuale del Fondo sanitario nazionale è destinata a queste patologie, nonostante stime evidenzino costi sociali ed economici legati ai disturbi psichici pari a decine di miliardi di euro all’anno se si considerano perdita di produttività, assenteismo e impatti indiretti sull’economia.

Quale sfida?

Il nuovo Piano e gli stanziamenti indubbiamente un passo avanti rispetto a un passato di sottofinanziamento e di scarsa attenzione strutturale. Ma la sfida più grande resta l’attuazione concreta. Occorre rafforzare i servizi territoriali, migliorare l’integrazione tra servizi sociali e sanitari, formare nuovo personale e soprattutto avvicinare la cultura della prevenzione e dell’accesso alle cure al pubblico.

Se il Piano 2025-2030 saprà tradurre risorse e buone intenzioni in interventi sostenibili e diffusi, l’Italia potrà accogliere una svolta storica: fare della salute mentale non più un tabù o un problema residuale, ma una componente integrata e strutturale del sistema sanitario nazionale.


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