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Esteri

Usa pronti a guerra contro l’Iran: le forze in campo

Un conflitto stimato per durare settimane. L'Iran si prepara a manovre navali congiunte con la Russia

di Angelo Vitale -

Uno dei monitoraggi aerei di FlightRadar


Gli Usa pronti ad una guerra congiunta con Israele contro l’Iran. Un attacco stimato come “imminente”. Secondo Axios, il 90% di probabilità di un attacco Usa entro settimane se il dialogo continua ad evidenziare impasse. Trump non ha ancora preso una decisione finale, ma le forze sono “in posizione”. Israele coordina piani di guerra con Washington. I Paesi arabi premono per evitare il conflitto totale. Manovre navali russe e iraniane aumentano il rischio nella regione.

Bloccati al dialogo, prontezza militare altissima

Un articolo di Axios definisce l’amministrazione Trump più vicina a un conflitto diretto con l’Iran di quanto molti negli Stati Uniti pensino. Le fonti stimano circa 90% di probabilità che un attacco si verifichi nelle prossime settimane se le trattative sul nucleare e su altri temi non si concluderanno positivamente.

Il presidente Donald Trump, pur non avendo ancora formalmente ordinato alcuna operazione, ha autorizzato un massiccio posizionamento di forze negli scenari strategici. Secondo il New York Times, funzionari del Pentagono e della Casa Bianca riferiscono che le forze statunitensi si sono “messe in posizione” per possibili attacchi, ma la decisione finale resta nelle mani del presidente.

Due portaerei e decine di aerei da guerra

La presenza navale americana nella regione è stata rafforzata notevolmente. Al centro dell’effort militare la USS Abraham Lincoln, già nel Golfo di Oman con la sua strike group, e la più avanzata USS Gerald R. Ford, in rotta per unirsi a essa dopo essere partita dal Caribbean.

Queste due carrier strike groups, con decine di caccia (F-35, F-22, F-16), creano una forza di deterrenza e di potenziale attacco senza precedenti nella regione.

L’aggiunta di ulteriori asset, inclusi radar avanzati, aerei di sorveglianza e sistemi di difesa aerea, punta a consentire opzioni militari da raid limitati fino a campagne sostenute.

In volo numerosi aerei K35r verso il Medio Oriente

Nei monitoraggi Osint di FlightRadar24, anche con transiti verso il nostro Paese, velivoli identificati come K35R (varianti di aerei cisterna strategici KC-135R Stratotanker) osservati nelle rotte verso basi nel Medio Oriente. Il segnale di un rafforzamento logistico delle capacità di rifornimento per caccia e bombardieri Usa.

Aerei che non sono velivoli da combattimento ma elementi critici per sostenere la proiezione di potenza aerea in parallelo alle portaerei.

Manovre iraniane e russe nel Golfo di Oman

In risposta, Teheran sta rafforzando la sua postura militare, incluse esercitazioni navali congiunte con la Federazione Russa nel Golfo di Oman e vicino alla Strait of Hormuz, una delle vie marittime più vitali del pianeta.

Le esercitazioni, secondo fonti ufficiali, sono descritte come operazioni di controllo del mare e protezione delle rotte civili, ma arrivano in un momento di fortissima tensione.

Questo tipo di attività navale è avvenuta non lontano dalla linea di navigazione di portaerei statunitensi, segnalando un potenziale scenario di incontro o clash a distanza ravvicinata.

Una guerra lunga

Axios precisa che qualsiasi attacco Usa su larga scala non sarebbe un’operazione breve come i raid precedenti, ma piuttosto una campagna militare di settimane.

Le fonti citate descrivono piani congiunti Usa-Israele per una possibile offensiva multi-fase, comprendendo obiettivi nucleari, siti missilistici e capacità di comando iraniane.

Nonostante gli sforzi diplomatici, l’escalation resta palpabile. Teheran ha intensificato i lavori di rafforzamento delle sue strutture nucleari e diffuso una minaccia secondo cui potrebbe essere costretta a ricorrere alla strategia di “difesa a mosaico”, che darebbe autonomia operativa ai suoi reparti nel caso di attacco diretto.

Tempi di attacco e Board of Peace

La tensione coincide con la prima riunione del Board of Peace, programmata a Washington questa settimana, con l’obiettivo di discutere la crisi di Gaza e i rischi regionali.

Trump potrebbe programmare le sue decisioni operative sull’Iran già entro questo fine settimana, collegando le dinamiche del conflitto alle pressioni politiche e militari in Medio Oriente.

Le leadership arabe e dei Paesi del Golfo stanno sollecitando una de-escalation, preoccupate per le conseguenze umanitarie, economiche e di sicurezza di un conflitto su vasta scala.


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