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Gravi indizi di reato

GRAVI INDIZI DI REATO – Joe Metheny: il serial killer che serviva le sue vittime come hamburger

di Francesca Petrosillo -


Joe Metheny è stato uno dei serial killer più controversi e inquietanti della cronaca nera statunitense degli anni Novanta. La sua vicenda ha sconvolto l’opinione pubblica per la brutalità dei delitti che ha commesso e per i racconti scioccanti che ha fornito dopo l’arresto. I suoi crimini si sono concentrati nello Stato del Maryland, in particolare nell’area di Baltimora, dove ha preso di mira persone estremamente vulnerabili.

Nato nel 1955, ha vissuto un’infanzia segnata da difficoltà economiche e familiari. Ha perso il padre quando era ancora giovane e ha dichiarato di aver sviluppato presto rabbia e instabilità emotiva. Crescendo, ha avuto problemi comportamentali e ha faticato a mantenere un percorso regolare. In età adulta ha prestato servizio nell’esercito statunitense e, una volta congedato, non è riuscito a costruire una vita stabile. Ha avuto problemi di alcolismo e di dipendenza da droghe, elementi che hanno aggravato la sua condizione psicologica e sociale.

Tra il 1994 e il 1996 ha commesso diversi omicidi. Le sue vittime sono state soprattutto senzatetto e prostitute, persone che vivevano ai margini e che spesso non avevano una rete di protezione. Le ha attirate in luoghi isolati, come aree boschive o cantieri abbandonati, e le ha uccise con estrema violenza, colpendole con oggetti contundenti o aggredendole fisicamente. Gli investigatori hanno ricostruito una dinamica ricorrente: l’isolamento della vittima e l’attacco improvviso, consumato lontano da sguardi indiscreti.

Il suo arresto è avvenuto nel 1996, quando una donna è riuscita a sfuggire a un tentativo di aggressione e ha denunciato l’accaduto alle autorità. La polizia ha avviato un’indagine approfondita e ha raccolto prove che hanno portato rapidamente alla sua cattura. Durante gli interrogatori, Joe Metheny ha confessato diversi omicidi, sarebbero più di trenta, e ha fornito particolari che hanno profondamente colpito l’opinione pubblica. Tra le dichiarazioni più inquietanti, ha sostenuto di aver macinato la carne di alcune vittime e di averla poi servita come hamburger nel chiosco dove lavorava. Quest’affermazione ha fatto il giro dei media e ha contribuito a costruire l’immagine macabra che ha circondato il suo caso. Tuttavia, alcune parti delle sue confessioni non hanno trovato riscontri completi nelle prove raccolte dagli inquirenti, e diversi aspetti sono rimasti controversi.

Nel 1998 è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale per due omicidi accertati. Ha trascorso il resto della sua vita in carcere e nel 2017 è morto per cause naturali all’interno della struttura detentiva. La sua storia è rimasta una delle pagine più oscure della cronaca americana e ha continuato a essere analizzata in documentari e programmi dedicati ai serial killer degli Stati Uniti.


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