Gratteri ignora il monito di Mattarella
Il Procuratore di Napoli torna a tuonare. Smentito punto per punto dal Guardasigilli. Ma il vero nodo resta il CSM e il sistema di potere che il referendum potrebbe spezzare.
Il monito del Presidente della Repubblica non è bastato. Lo avevamo scritto, era una domanda retorica. I fatti ci hanno dato ragione con puntualità imbarazzante.
Nicola Gratteri ha scelto il palcoscenico dell’apertura dell’anno accademico della Scuola Superiore della Magistratura – un’aula, non un’aula di tribunale – per replicare il copione già visto.
Solo che stavolta ha alzato il tiro: non si è limitato al ruolo di testimonial volontario del No al referendum del 22 e del 23 marzo, uno dei cinque quesiti sulla giustizia che gli italiani saranno chiamati a votare. Ha parlato da aspirante Ministro. Da politico consumato. Si è rivolto direttamente a Carlo Nordio come se le sue teorie fossero proposte di legge.
Nordio risponde
Il Guardasigilli ha risposto con la freddezza di chi ha i numeri dalla sua parte:
per la prima volta in mezzo secolo il Ministero sta colmando gli organici attraverso sei concorsi.
Entro fine anno saranno in servizio 10.853 magistrati. Stabilizzati 10.000 addetti all’Ufficio del processo.
Regolarizzati i Giudici onorari. Assunti 20.000 addetti amministrativi dal 2022 ad oggi.
Nordio ha chiuso con una frase secca: «Siamo rammaricati per questa ennesima sterile polemica che non asseconda quel clima di pacatezza e razionalità giustamente invocato dal Presidente della Repubblica».
Sterile. Ennesima. Due aggettivi che fotografano con precisione clinica il livello del dibattito che Gratteri alimenta – rigorosamente lontano dalle aule dove si celebrano i processi.
Quarantotto PM
Il Procuratore ha anche evocato le paure di «qualche giovane PM» sul proprio futuro professionale, trasformando probabili aneddoti da corridoio in argomento politico.
E ha citato la modifica di sette articoli della Costituzione per impedire che quarantotto PM all’anno passino alla carriera di giudice – presentandola come prova dell’abnormità della riforma e, forse, del chissà cosa nasconderebbe.
È esattamente il contrario: è la dimostrazione di quanto quel passaggio, per quanto numericamente irrisorio, abbia rappresentato un vettore di contaminazione tra funzioni che dovrebbero restare separate.
Il nodo CSM
Ma il vero nodo – quello che Gratteri non affronta mai – è il CSM e le correnti che vi sarebbero all’origine.
Con la vittoria del Sì, i componenti togati sarebbero estratti a sorteggio, non eletti dalle correnti.
Luca Palamara, in due libri e centinaia di interviste, ha raccontato come funzionasse il meccanismo reale: le correnti decidevano le nomine in base ad accordi politici, non al merito.
«Promuoviamo Tizio a capo della Procura però deve colpire il Ministro Sempronio». Il CSM come stanza di compensazione? Il sorteggio spezzerebbe questo presunto meccanismo. Renderebbe inutili le tessere di corrente e le trattative nei corridoi.
Luca Palamara, ora ex magistrato, ha detto e scritto tanto, tanto di più.
Testimonianze che hanno convinto anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio. In un’intervista rilasciata pochi giorni da al Mattino di Padova, ha definito le correnti della magistratura nel CSM «un sistema paramafioso», «un verminaio correntizio» e «un mercato delle vacche».
Silenzio strategico
Su questo Gratteri tace.
Attacca la separazione delle carriere, agita spettri, insegui dialetticamente il Ministro.
Ma non spiega mai perché il sorteggio sarebbe sbagliato.
Il 22 e 23 marzo gli italiani decideranno.
Sarebbe utile che, da qui ad allora, il Procuratore di Napoli spendesse almeno una parola su quel punto – invece di continuare a fare campagna elettorale dalle aule che la magistratura dovrebbe custodire, non occupare.
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