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Letame davanti all’ufficio della senatrice Bongiorno: la protesta di Non una di Meno alimenta lo scontro sul ddl stupri

di Priscilla Rucco -


Il collettivo femminista ha scaricato palate di sterco davanti allo studio milanese della senatrice leghista Giulia Bongiorno, relatrice del disegno di legge che sostituisce il concetto di “consenso” con quello di “dissenso”. Coro di solidarietà dal centrodestra. Annunciato un doppio corteo per l’8 marzo

L’azione dimostrativa in via Fratelli Gabba

Nel pomeriggio del 25 febbraio, un gruppo di studentesse del movimento femminista Non una di Meno si è presentato in via Fratelli Gabba, a Milano, davanti allo studio legale della senatrice della Lega Giulia Bongiorno, e ha scaricato palate di letame sul portone d’ingresso. Sugli stessi profili social del collettivo è apparso il commento: “Un ddl che rimuove il consenso è una legge di mer**”.

L’azione, rivendicata pubblicamente con foto e video, porta la firma dello slogan che da mesi accompagna le piazze femministe: “Solo sì è sì, senza consenso è stupro”. L’obiettivo è quello di colpire simbolicamente la senatrice nella sua veste di relatrice del disegno di legge in materia di violenza sessuale attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato.

Cosa prevede il ddl Bongiorno

Al centro della contestazione c’è una modifica sostanziale all’articolo 609 bis del Codice penale, quella che definisce il reato di violenza sessuale. Il testo approvato alla Camera, frutto di un accordo bipartisan, parlava di “consenso libero e attuale”. Nella nuova formulazione proposta da Bongiorno in sede di commissione, quella parola scompare e al suo posto entra il concetto di “dissenso” – ovvero la “volontà contraria” della persona offesa.

La formulazione quindi diventa: Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti”.

Per le attiviste di Non una di Meno “Se la legge parla di consenso, la domanda è se vi fosse un sì libero, esplicito e consapevole; se parla di dissenso, la questione diventa se la persona abbia detto no in modo sufficientemente chiaro. Il peso si sposta così su chi denuncia”, si legge nella nota diffusa dal collettivo. Quindi, secondo le attiviste, la vittima si troverebbe a dover dimostrare il proprio rifiuto anziché essere l’accusato a dover provare la presenza di un consenso.

Il ddl, a trent’anni dalla legge 66/1996 che trasformò la violenza sessuale da reato contro la morale pubblica a delitto contro la persona, viene interpretato dai movimenti femministi come un arretramento culturale e giuridico di non poco rilievo.

Le reazioni politiche: solidarietà dal centrodestra, silenzio altrove

La risposta istituzionale è arrivata rapida e unita. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso “piena solidarietà” a Bongiorno, definendo il gesto “grave e volgare”. La senatrice stessa ha replicato con un post secco sui social: “Queste donne dicono di voler combattere la violenza contro le donne…”.

La deputata della Lega Simonetta Matone ha sintetizzato in una battuta: “Il letame sporca chi lo mette”. Solidarietà è arrivata anche dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e da numerosi esponenti del centrodestra.

La Lega ha poi attaccato anche il Partito Democratico, accusato di “prestare il fianco a manifestazioni di odio personale”, mentre dal centrodestra si è sottolineato come il dibattito parlamentare stia “andando oltre la legittima discussione democratica”.

L’8 marzo di proteste annunciate in piazza

A margine dell’azione dimostrativa, Non una di Meno ha lanciato il prossimo appuntamento: un doppio corteo a Milano in occasione dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo. La data, carica di significato simbolico, si preannuncia come una nuova occasione di mobilitazione su un tema che – tra aule parlamentari e piazze – sta dividendo profondamente l’opinione pubblica italiana.


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