Fukushima, quindici anni dopo. Cosa resta del disastro che cambiò il Giappone
Fukushima, la situazione dopo 15 anni dallo tsunami che sommerse la centrale nuclearee provocò la fusione del nocciolo.
Quindici anni dopo, dal tragico terremoto che colpì con estrema violenza Fukushima, la storia energetica del Giappone è ancora in mutazione e i segni del disastro non sono solo un lontano ricordo.
Il triplice disastro che travolse la centrale
Alle 14:46 dell’11 marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9 — uno dei più forti mai registrati nel Paese — colpì la regione di Tōhoku. Lo tsunami generato, con onde fino a 15 metri, superò le barriere costiere e sommerse la centrale di Fukushima Daiichi, gestita da TEPCO.
La perdita totale di alimentazione elettrica impedì il raffreddamento dei reattori 1, 2 e 3. Nel giro di poche ore iniziò la fusione del nocciolo, seguita da esplosioni di idrogeno negli edifici dei reattori 1, 3 e 4. L’area circostante fu contaminata e il governo ordinò l’evacuazione di circa 120.000 persone, molte delle quali non sono più tornate nelle loro case.
Rientri parziali e zone ancora interdette
Negli anni successivi, vaste aree sono state decontaminate e riaperte. Tuttavia, al 2025 decine di migliaia di residenti erano ancora impossibilitati a rientrare nelle proprie case. Alcuni comuni hanno recuperato una parte della popolazione, altri restano quasi deserti.
Dentro la centrale
Lo smantellamento di Fukushima Daiichi è uno dei progetti ingegneristici più complessi mai affrontati. Le priorità sono due: Rimuovere il combustibile fuso, nei reattori 1, 2 e 3 si è fuso e mescolato con metalli e strutture interne, formando un materiale solido altamente radioattivo. La rimozione richiede robot specializzati, mappature tridimensionali e sistemi di contenimento. Le stime più realistiche parlano di 30–40 anni di lavoro. Gestire l’acqua contaminata cheper anni è stata necessaria acqua per raffreddare i reattori danneggiati. Dopo filtrazione e trattamento, parte di quest’acqua viene rilasciata in mare secondo standard internazionali, una scelta che continua a generare dibattito e monitoraggi indipendenti.
Il Giappone e il nucleare
Dopo il 2011, il Giappone ha spento tutti i suoi reattori. La ripartenza è stata lenta e prudente, con nuovi standard di sicurezza tra i più severi al mondo. La crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina ha accelerato il processo. Il governo ha autorizzato la riattivazione di diversi impianti e ha aperto alla costruzione di reattori di nuova generazione. Il dibattito pubblico resta comunque acceso su sicurezza, indipendenza energetica e costi.
Fukushima come monito
Ogni 11 marzo il Paese osserva un minuto di silenzio alle 14:46. Le scuole abbandonate, le case rimaste intatte dal giorno dell’evacuazione, i villaggi fantasma sono diventati luoghi della memoria. Fukushima è oggi un simbolo complesso di dolore, resilienza, innovazione tecnologica e interrogativi ancora aperti.
La situazione quindici anni dopo
Il meltdown è stato contenuto, ma la rimozione del combustibile fuso è ancora agli inizi. Le aree riaperte sono vivibili, ma la ripresa demografica è lenta. Il Giappone ha scelto di tornare al nucleare, ma con un approccio più cauto e regolamentato. Il processo di decommissioning durerà decenni e richiederà tecnologie ancora in evoluzione. Fukushima, quindi, non è un capitolo chiuso, è un cantiere, una memoria e una lezione che continua a influenzare la politica energetica globale.
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