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Esteri

Regno Unito: vietata nella capitale la marcia del Giorno di Al-Quds

Guerra in Iran e rischio disordini

di Enzo Ricci -


La ministra degli Interni britannica Shabana Mahmood ha approvato la richiesta di Scotland Yard di vietare la marcia di al-Quds che era in programma per domenica nel centro di Londra, al fine di “impedire gravi disordini pubblici”. L’evento viene organizzato ogni anno dalla Commissione islamica per i diritti umani (IHRC), che secondo il vice commissario della polizia metropolitana Ade Adelekansostiene il regime di Teheran”. Il divieto si applica anche a qualsiasi contro-manifestazione. Via libera invece a una “manifestazione statica” della Commissione islamica per i diritti umani, che verrà “controllata rigorosamente”.

La situazione in Gran Bretagna

Nonostante il diniego, i poliziotti londinesi hanno sostenuto che si troveranno ad affrontare un “fine settimana difficile e potenzialmente violento” alla luce del “probabile impatto sulle proteste della situazione instabile in Medio Oriente, con il regime iraniano che attacca gli alleati britannici e le basi militari all’estero”. Inoltre, si legge nella nota che hanno diffuso, “dobbiamo anche considerare che i servizi di sicurezza sono stati pubblicamente chiari riguardo alle minacce che stiamo affrontando sul suolo britannico da parte del regime iraniano”. Nei giorni scorsi, la polizia britannica ha arrestato quattro uomini sospettati di aver aiutato i servizi segreti iraniani a sorvegliare persone e luoghi legati alla comunità ebraica londinese.

La marcia di al-Quds e il contesto generale

A preoccupare particolarmente gli agenti e l’intelligence sono le forti tensioni tra le diverse fazioni. “La soglia per vietare una protesta è alta e non prendiamo questa decisione alla leggera. È la prima volta che utilizziamo questo potere dal 2012”, ha spiegato Adelekan.

In merito a quanto sta accadendo in Iran, l’IHRC ha affermato che l’Ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso per “essersi schierato dalla parte giusta della storia”. In un comunicato dell’organizzazione si legge che “la morte dell’ayatollah Khamenei verrà pianta dalle persone amanti della libertà in tutto il mondo”.

La spine di Starmer

Al premier laburista Keir Starmer i guai non mancano. Downing Street ha scelto di pubblicare centinaia di documenti relativi alla nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti. La prima tranche contiene un rapporto di due pagine nelle quali, secondo le fonti, venivano sollevati dubbi sulla decisione del premier britannico Starmer di nominare Mandelson a capo della missione diplomatica a Washington.

Il primo ministro era stato avvertito del grave “rischio reputazionale” che avrebbe comportato la decisione, dati i suoi legami con il finanziere Jeffrey Epstein. Si teme che il materiale possa rivelarsi “molto difficile” da gestire per Starmer. La sua risposta all’epoca potrebbe essere considerata “completamente inadeguata”.

Problematica è anche anche la corrispondenza tra il Cabinet Office, Downing Street e i funzionari del Foreign Office su Mandelson, che è stato licenziato dal suo incarico negli Usa lo scorso settembre. L’ex ambasciatore si è dimesso dal Partito Laburista e dalla Camera dei Lord.


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