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Esteri

PARLA L’AMBASCIATORE DOMENICO VECCHIONI – L’ultima estate del Castrismo e i retroscena della transizione cubana

di Anna Tortora -


Il collasso energetico del 2026 è il colpo di grazia per il regime o l’ennesima crisi che il sistema castrista riuscirà a scavalcare?

“Ho l’impressione che i cubani si trovino realmente di fronte a una svolta storica del loro destino. Il regime è boccheggiante e la drammatica scarsità di carburante, dovuta al nuovo embargo di Trump, può essere, in effetti, il colpo di grazia per un’economia già in piena deliquescenza. Non credo quindi che il regime potrà resistere ancora a lungo, privato del supporto dell’alleato tradizionale (Venezuela) e con i paesi amici (Russia e Cina), alle prese con i loro gravi problemi e che non hanno alcuna intenzione di confrontarsi con gli Usa nei Caraibi”.

Trattative silenziose tra Washington e L’Avana: la leadership cubana è pronta a trattare una transizione in cambio della sopravvivenza economica?

“Sono in corso da giorni dei pourparler tra alti dirigenti del regime cubano (tra i quali, si dice, il nipote prediletto di Raul Castro, Raul Guillermo Rodriguez Castro, detto el Cagrejo) e il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, che ha ricevuto una sorta di delega da Trump per ’risolvere’ la questione cubana. L’idea dell’amministrazione americana sarebbe di avviare, con gli elementi più moderati e ’aperturisti’ del regime, un negoziato teso a stabilire una transizione pacifica, ordinata e graduale verso la democrazia e l’economia di mercato. Il che comporterebbe l’assunzione di precisi impegni da parte dei nuovi dirigenti. In particolare Raul Castro e di Diaz Canel – l’attuale presidente – verrebbero esiliati. In seguito si avvierebbe un dialogo nazionale con i maggiori partiti d’opposizione, s’introdurrebbe maggiore libertà d’impresa, verrebbero liberati i prigionieri politici (attualmente un migliaio) ecc. Il tutto con la finalità di arrivare quanto prima alla tenuta di elezioni libere e democratiche,mettendo la parola fine al sistema del partito unico, del sindacato, del pensiero unico. Anche il Vaticano sembra stia mediando, per evitare soluzioni traumatiche del fine –regime”.

Senza il sostegno economico di un tempo da parte di Russia e Venezuela, Cuba è più debole che durante il Periodo Especial degli anni ’90?

“Credo di sì. Oggi forse c’è una certa maggiore libertà di lasciare Cuba, rispetto al 1991. Chi può, in effetti, fugge dal paradiso tropicale diventato un inferno sotto il regime comunista. Cuba è l’unico paese al mondo che ha visto la sua popolazione diminuire drasticamente in tempo di pace, passando negli ultimi dieci anni da 11 a 9 milioni di abitanti! E non è solo colpa dell’embargo americano, che certo ha avuto la sua parte. Si sono sempre cercate le cause del fallimento cubano all’esterno del sistema comunista (embargo appunto, uragani, calamità naturali, epidemie ecc.), senza rendersi conto che esse invece andavano cercate all’interno del sistema, il problema, cioè, era il sistema stesso, che non ha mai funzionato”.

Le sanzioni di “massima pressione” di Trump accelerano il cambiamento o rischiano solo di innescare un esodo migratorio incontrollabile?

“La ’massima pressione’ esercitata da Trump mira a spingere il regime a negoziare. La popolazione certo ne risente. Ma il traguardo finale è la fine dell’oppressione, l’avvento della democrazia e del benessere economico! Gran parte della popolazione, nonostante tutto, sarebbe felice, se gli americani si decidessero a intervenire per porre fine alla dittatura. Trump, tuttavia, sembra determinato a evitare inutili spargimenti di sangue. Al regime dunque di recitare la sua ultima parte, assicurando una transizione pacifica e graduale, altrimenti la fine del castrismo potrebbe anche essere violenta, con esplosioni di vendette e regolamenti dei conti, dopo 65 anni di oppressione”.

Ilaria Salis con la “Flotilla” per Cuba: puro attivismo ideologico o una farsa che ignora le colpe del regime?

“Forse le due cose insieme. La flottiglia, in effetti, dovrebbe svolgersi, non contro l’embargo Usa, ma contro l’embargo interno che il regime ha imposto ai cubani. Gli intrepidi naviganti della flottiglia, ammesso che arrivino sulle spiagge di Cuba, troveranno delle sorprese. Non ci saranno contatti ’liberi’ tra i naviganti e la popolazione locale. Tutte le imbarcazioni saranno fatte affluire in un unico porto, dove gli aiuti saranno scaricati e incamerati dalle autorità, che li distribuiranno poi a loro guisa. Forse a quel momento Salis e compagni capiranno che cos’è una dittatura. Ma, purtroppo, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere! Una nuova carnevalata insomma, che offende la gente per bene che ogni mattina si alza presto e va al lavoro mandando avanti il paese e non ha il tempo per facili bravate”.

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