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Politica

Chi ha in mano la vita di tutti può decidere sulle carriere dei colleghi

di Giuseppe Ariola -


Dopo aver tentato invano di attaccare il principio della separazione delle carriere, che si sposa perfettamente con i principi del giusto processo e della terzietà del giudice, già in Costituzione, il fronte del No al referendum si è adesso scagliato contro il sorteggio dei componenti dei Csm e dell’Alta corte. Una rara occasione in cui la magistratura si mostra incline a rompere il proprio assetto corporativistico. D’altronde, non sempre si può avere tutto e quindi si preferisce sacrificare il corporativismo sull’altare della tutela del potere delle correnti. In tal modo, all’improvviso, i magistrati non vengono più dipinti come tutti impeccabili al limite della perfezione.

Il sorteggio come argine alle correnti

Si tende, invece, a distinguere tra toga e toga, con l’obiettivo di sostenere la tesi per la quale non tutte sarebbe degne e indicate a ricoprire gli incarichi che la riforma rende accessibile tramite il sorteggio. Eppure, tutti i giudici hanno il potere di determinare il futuro di ciascun cittadino, di incidere nella quotidianità di chiunque, di disporre della libertà personale di chi si trova coinvolto in un procedimento penale, addirittura prima ancora che parta un processo. Possibile sostenere che tutti quanti dispongono di un simile potere nei confronti di chiunque non sono egualmente idonei a occuparsi delle carriere, dei trasferimenti e delle azioni disciplinari dei colleghi? O forse si ritiene che un magistrato meriti di essere valutato all’interno di un organismo di garanzia a un livello superiore rispetto a come vengono giudicati gli altri cittadini nelle aule di tribunale?

Un limite a logiche distorte

La verità è che il sorteggio ha il merito di rompere la logica delle correnti. Un meccanismo che alimenta – e distorce – dinamiche politiche all’interno della magistratura. Logiche che semplicemente non hanno motivo di esistere e che, pertanto, non dovrebbero trovare asilo. Invece, allo stato, le cose funzionano esattamente all’opposto e a prevalere non è un principio meritocratico ma una logica legata all’esercizio del potere. Senza contare che il sorteggio è già previsto per organismi di grandissimo rilievo. E’ questa la modalità con la quale si scelgono i giudici del Tribunale dei ministri e, addirittura, a essere sorteggiati sono anche i magistrati chiamati a decidere in caso di impeachment del Presidente della Repubblica.

Il sorteggio dei componenti dei Csm favorisce l’equità

Questo per garantire assoluta terzietà ed equità di giustizio. Evitando anche solo l’eventualità di una qualche interferenza politica. L’arbitro non può essere scelto tra i componenti di una squadra, deve essere al di sopra delle parti, di qualsiasi parte. E a proposito della metafora sportiva, vale la pena ricordare l’unico scudetto vinto dall’Hellas Verona. Era il campionato ’84-’85 e le designazioni arbitrali avvenivano attraverso il sorteggio integrale dei direttori di gara. Dopo quella stagione dalla classifica insolita i club più importanti, quelli in grado di fare il bello e il cattivo tempo e di far valere il proprio peso politico, si ribellarono e il sorteggio degli arbitri fu eliminato. Così a vincere lo scudetto sono tornati a essere i soliti noti.


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