Intervista a Ettore Rosato: “La separazione delle carriere è nell’interesse dei cittadini”
Politico e deputato di grande esperienza, conoscitore delle dinamiche istituzionali e della macchina dello Stato, Ettore Rosato è innanzitutto un profondo e sincero garantista. Abbiamo ascoltato la sua posizione in vista del referendum sulla riforma della giustizia.
Chi la reputa di sinistra e chi sostiene sia invece un traguardo storico del centrodestra. In realtà, non si tratta di una riforma per tutti i cittadini?
“Assolutamente sì. Che poi fosse nei programmi elettorali della sinistra da sempre, nella storia dei Ds e in quella del Pd, è senz’altro vero. L’ha interpretata anche Forza Italia in più campagne elettorali. Diciamo onestamente che i partiti che oggi non la sostengono avranno buoni motivi ma nulla che ha a che vedere col merito della questione, perché il merito della questione è stato sostenuto sia da destra che da sinistra a fasi alterne”.
Qual è il merito della questione?
“Migliorare le garanzie del nostro sistema giustizia e migliorare anche l’autonomia dei singoli magistrati. Non della magistratura nel suo complesso, che non ha bisogno di essere tutelata, ma dei singoli magistrati sì. E la divisione in maniera netta tra le carriere e le funzioni di chi fa il magistrato inquirente e chi fa il magistrato giudicante va nell’interesse del cittadino che sa di essere giudicato da un giudice terzo sul serio. Anche, però, in quello del magistrato che sa di non dover venire a compromessi con nessuno per tutelare la sua progressione in carriera”.
Si tratta di rompere il potere delle correnti delle toghe?
“Certamente sì ma non si tratta solo di questo. Perché quando, all’interno di una procura, magistrati inquirenti e giudicanti condividono documenti, relazioni e considerazioni sui processi in corso, è evidente che si instaura un meccanismo che non rende più quel giudice un giudice terzo. E io sono convinto che la maggior parte dei magistrati ambisce a svolgere la sua funzione nella miglior garanzia di indipendenza possibile. Vale per i pubblici ministeri e vale per chi ha funzioni giudicanti”.
Quindi, la ritrosia di chi è contrario alla riforma a cosa è imputabile?
“E’ chiaro che tutto oggi si è spostato su un piano prettamente partitico con un confronto sul governo o contro il governo. Questo è un dato prevalente, perché è l’unico motivo per spiegare come un bel pezzo del Pd che aveva scritto con me, quando ero nel partito, nelle mozioni congressuali le tesi per cui la separazione delle carriere era un obiettivo inderogabile, oggi voti contro. E’ uno schieramento di bandiera, un posizionamento contro il governo. Noi come Azione abbiamo scelto sempre di votare i provvedimenti nel merito, restando all’opposizione. Ma quando ci si presenta l’occasione di votare una cosa che era nel nostro programma elettorale, perché questo era nel nostro programma elettorale, noi continuiamo a sostenerla con convinzione”.
Il Pd è il partito più spaccato di tutti sul referendum sulla riforma della giustizia. Sono tante al suo interno le voci contrarie a quella che è la linea ufficiale.
“Anche nella storia dei Ds questo era un punto programmatico. Quindi è inspiegabile la linea di chi è su posizioni del No nel Pd, non quella di chi è sulle posizioni del Sì”.
Tra l’altro la riforma della Costituzione che ha introdotto il giusto processo e la terzietà del giudice porta la firma di Massimo D’Alema.
“Ma certo. Ed era, per ammissione stesso del percorso legislativo fatto in quell’occasione, una riforma incompiuta. Era il primo passo, un tassello da cui bisognava partire per fare il secondo, cioè la separazione dei Csm e quindi quella delle carriere”.
E’ così assurdo sostenere che chi ha il potere di decidere sulla vita e la libertà di tutti noi può serenamente giudicare in ambito disciplinare sui propri colleghi?
“Non occorre arrivare all’ambito disciplinare, perché si tratta di decidere sui trasferimenti e sulle carriere. Stiamo parlando di una funzione che non c’è un magistrato in Italia che non possa svolgere. Il sorteggio non è un’eresia. Usiamo il sorteggio nel nostro ordinamento per le giurie popolari, per il Tribunale dei Ministri e perfino per il giudizio sul Presidente della Repubblica. Oltretutto, con platee molto più ampie. Quindi, il sorteggio tra magistrati che hanno maturato una determinata esperienza è una procedura trasparente, logica e garantista nei confronti della magistratura. Certo, toglie il potere a qualcuno che questo potere lo ha sempre esercitato. Ma non è nell’interesse dell’autonomia del magistrato, è semplicemente nell’interesse di una legittima battaglia per preservare un pezzo di potere”.
Quanto peso avrà l’affluenza sull’esito del referendum sulla riforma della giustizia?
“Molto, ma purtroppo, ahimè, ho l’impressione che sia difficile invertire questo trend negativo sull’affluenza degli elettori. Il nostro appello è veramente quello di andare a votare e naturalmente di votare Sì, ma soprattutto di andare a votare”.
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