Il dibattito sugli emendamenti al Dl. Ieri il Consiglio dei ministri
Carbone e call center. Il dibattito, ieri, sul decreto bollette si è incentrato essenzialmente su due temi. Che, detto in silenzio, non è che appaiano proprio centralissimi di fronte alla crisi energetica che s’affaccia sul Paese. Ma tant’è. E la politica ha le sue ragioni, quelle che innescano lo scontro pure in uno stanco e svogliato venerdì, preludio del weekend che apre le festività pasquali. Le novità parlamentari sono essenzialmente due. La prima riguarda l’allungamento dei termini della phase-out dal carbone. Se ne parla nel 2038 di dire addio, una volta e per sempre, ai tizzoni ardenti e inquinanti. Una scelta, rivendicata tra gli altri dalla Lega, di pragmatismo. L’emendamento, firmato dal capogruppo leghista Riccardo Molinari, è stato approvato e prevede l’allungamento dei termini per abbandonare il carbone.
Call center e carbone
Il tema più caldo della giornata, però, l’ha sollevato Fratelli d’Italia. Che ha annunciato di aver portato a casa il divieto di spam telefonico, in pratica non (dovrebbero) più arrivare telefonate moleste dei call center “per la negoziazione o conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas”. Niente più chiamate outbond non richieste. Stop alle telefonate, è proprio il caso di dirlo. Saranno rafforzate, spiegano da Fdi, le tutele riconosciute ai consumatori che avranno maggiori strumenti per segnalare all’Agcom e al Garante della Privacy le eventuali chiamate moleste che si troverebbero a ricevere. Su questo fronte, peraltro, c’è da segnalare proprio la stangata del Garante che, nella giornata di giovedì, ha sanzionato Enel Energia per oltre mezzo milione di euro. Proprio a causa delle telefonate moleste agli utenti. Un tema, questo, che è molto sentito dagli italiani. Che non ne possono più di essere continuamente importunati e tampinati dai teleseller e dai call center aggressivi.
Il Cdm: ok a decreto fiscale
Nel pomeriggio, poi, la riunione del consiglio dei ministri. La prima senza Daniela Santanché, che ha lasciato il dicastero al Turismo. La sua delega, ad interim, è rimasta alla premier Giorgia Meloni. La riunione a Palazzo Chigi ha portato in dote l’approvazione di diverse questioni rimaste sospese. Tra queste, in mezzo alle intese commerciali con Paesi stranieri e a provvedimenti di natura militare, pure il decreto fiscale che prevede, tra le altre cose, pure l’estensione dell’iperammortamento e, senza toccare i carburanti, torna al “passato” su tasse e dividendi, con un regime agevolato uguale a quello in vigore fino alla fine del 2025. Spazio, poi, agli investimenti green e, infine, il mercato energetico. Quello italiano (altro che carbone…) sarà imperniato su idrogeno e gas green. L’Arera sarà “regista” e si promette la fine dei fossile entro il 2049. Accanto alla nascita del mercato dell’idrogeno ci saranno anche novità in bolletta. Il decreto introduce una disciplina organica dei diritti contrattuali, allineando le tutele del settore gas e idrogeno a quelle già vigenti nel mercato elettrico. I clienti avranno il diritto di scegliere liberamente il fornitore, indipendentemente dallo Stato membro di registrazione dello stesso, e di stipulare contratti multipli. Viene introdotta la figura del cliente attivo: potranno immagazzinare, produrre o vendere autonomamente il gas autoprodotto senza subire oneri discriminatori.