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Noi Moderati: confla tutela degli under 16 approda in Parlamento per regolamentare l’accesso ai social

di Priscilla Rucco -


Ieri, nella sede romana di Noi Moderati, il partito ha presentato in conferenza stampa una proposta di legge per regolamentare l’accesso degli under 16 alle piattaforme digitali e ai social network.

A illustrarne i contenuti il presidente Maurizio Lupi, la segretaria Mara Carfagna, che ha depositato il testo alla Camera dei Deputati, e la senatrice Mariastella Gelmini, firmataria del medesimo disegno di legge al Senato. L’iniziativa nasce da una riflessione condivisa all’interno del partito sul ruolo della famiglia come primo presidio di protezione dei minori, e sulla necessità che lo Stato fornisca strumenti normativi adeguati a sostenerla in un contesto digitale sempre più complesso.

L’iniziativa di Noi Moderati

La proposta muove dalla convinzione – dettata dal buon senso – che i divieti secchi, privi di un quadro normativo organico, rischiano di rivelarsi inutili o controproducenti. L’obiettivo è quello di costruire un sistema di regole chiare capace di scoraggiare l’uso compulsivo delle piattaforme, riducendo le forme di dipendenza digitale sempre più associate a disturbi psicologici negli adolescenti. L’onorevole Carfagna ha precisato che il testo è stato elaborato dopo un confronto diretto con le principali piattaforme e punta ad affrontare il fenomeno in modo strutturale, non emergenziale.

Non si tratta di “demonizzare il digitale”, ha sottolineato, ma di governarlo con regole proporzionate all’età degli utenti. Lupi ha così sintetizzato la ratio dell’intervento: “Il mondo digitale rappresenta una fonte di rischio per bambini e adolescenti.

L’abuso dei social ha un impatto devastante sulla salute mentale dei minori e su forme di dipendenza compulsiva con conseguenze drammatiche. Esistono già delle norme, ma sono spesso aggirate: vogliamo avere entro il 2027 una buona legge che protegga i minori e aiuti le famiglie nel difficilissimo compito educativo.

Il presupposto è la verifica dell’età, affidata a un regolamento Agcom, che ha già sperimentato un modello efficace per l’accesso ai siti pornografici”.

I contenuti della proposta

Il testo introduce un regime di accesso differenziato: divieto assoluto per i minori di 13 anni, accesso consentito tra i 13 e i 16 anni esclusivamente attraverso un profilo per adolescenti, basato su impostazioni predefinite e limitazioni automatiche.

Tale profilo prevede l’account in modalità privata come configurazione di default, il divieto di contatto e messaggistica da parte di adulti non autorizzati, la limitazione dei sistemi di raccomandazione algoritmica e il divieto di profilazione a fini pubblicitari. Sono inoltre disattivati autoplay, scroll continuo e notifiche non essenziali nelle ore notturne.

I genitori potranno definire limiti di tempo, gestire i contatti e sospendere temporaneamente il profilo. Il sistema è completato dal ruolo dell’Agcom, chiamata a definire le modalità tecniche di verifica dell’età, i sistemi di interoperabilità con l’identità digitale e il regime sanzionatorio per le piattaforme inadempienti. La proposta si inserisce nel perimetro del Regolamento europeo (Ue) 2022/2065, rafforzandone l’attuazione a livello nazionale con un principio chiaro: riconoscere l’età per adattare l’esperienza digitale.

Il contesto è sempre più complesso

La presentazione arriva in un’altra settimana segnata da episodi che hanno infiammato nuovamente il dibattito. Il 25 marzo, a Trescore Balneario, un tredicenne ha aggredito a coltellate la sua professoressa trasmettendo la scena in diretta su Telegram. Il 30 marzo, i carabinieri del Ros hanno arrestato un diciassettenne pescarese domiciliato a Perugia, accusato di pianificare una strage scolastica sul modello della Columbine, in contatto con il gruppo Telegram neonazista Werwolf Division.

La sentenza californiana

Il 25 marzo il tribunale di Los Angeles ha condannato Meta e Google per i danni causati a una giovane californiana, oggi ventenne, che aveva cominciato a usare YouTube a sei anni e Instagram a nove, sviluppando dipendenza, depressione e pensieri suicidi. La giuria ha riconosciuto tre milioni di dollari di risarcimento compensativo, con il 70% a carico di Meta, aprendo la strada a oltre duemila cause analoghe negli Stati Uniti.

Sul fronte europeo, il Parlamento ha approvato una risoluzione che chiede di fissare a 16 anni l’età minima per i social, con accesso tra i 13 e i 16 anni solo con consenso genitoriale. La Francia ha già votato un divieto per gli under 15. Anche Forza Italia e Lega hanno presentato proposte analoghe al Parlamento italiano, con soglie d’età e meccanismi di verifica parzialmente differenti tra loro.


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