Campo largo a carte coperte
L’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle appare sempre più chiaramente come un’eterogenea sommatoria di antitesi, un incastro di necessità tattiche privo di una visione strategica coerente. Un matrimonio combinato tra un confuso qualunquismo sovrano ed un atlantismo ideologico.
Da un lato, il M5S di Conte tenta di rinfrescare i fasti di un moderno qualunquismo nazionale, continuando ad incarnare la classe sacerdotale detentrice della rabbia generata dall’antipolitica. Mentre dall’altro lato il PD della Schlein conferma la sua natura di stampella atlantista, ancella dei settori liberal americani, pronta a giustificare ogni deriva bellicista sotto il vessillo dei diritti umani, salvo poi trovarsi in imbarazzo comunicativo quando l’imperialismo è a trazione repubblicana.
L’analisi de La Stampa di Federico Capurso va al cuore del problema.
Un patto di desistenza volto a silenziare il dossier Ucraina, troppo divisivo per essere affrontato in questa fase di costruzione della coalizione.
Schlein e Conte hanno deciso di sgombrare il campo dai temi che più dividono, sperando che la polvere sotto il tappeto non diventi una montagna insormontabile. La verità è che il sostegno incondizionato alla causa ucraina è ormai un veleno elettorale a sinistra, da qui la scelta di una tregua che rimanda la sintesi programmatica all’autunno; o a data da destinarsi..
Nel più sconcertante vuoto programmatico, il campo largo si regge su una retorica da stadio contro il governo, incapace di proporre un’alternativa nel merito.
Romano Prodi, puntuale osservatore con lo sguardo rivolto al Colle, ha compreso il rischio. Le primarie, non s’hanno da fare.
Ma per quale motivo in realtà?
Perché se celebrate a turno unico, come sempre fatto, vedrebbero Giuseppe Conte in netto vantaggio, complice la frammentazione dell’area di sinistra tra candidature di bandiera come quelle di Bonelli o Fratoianni; ed un’area progressista che probabilmente vorrebbe colpire la segretaria magari andando a votare qualcuno di casa riformista.
Non abbastanza per avere la leadership abbastanza per far perdere la Schlein.
Il paradosso è servito.
Il PD, pur essendo il partito numericamente più forte, rischierebbe di dover cedere la premiership a seguito di un voto popolare che premierebbe il populismo contiano.
Conte diventerebbe fortissimo, perché difficilmente qualcuno potrebbe rompere con un leader Incoronato dalla gente.
Praticamente il PD sarebbe condannato a giocare di rimessa, ed a farne le spese potrebbe essere proprio la candidatura del grande vecchio Prodi, il quale chiaramente spera di andare al Colle.
Prima di tutto perché nel PD è il meno divisivo, ed in secondo luogo perché si tratta della sua ultima opportunità vista l’anagrafe.
Tutti i calcoli per andare al potere.
Nessuna visione alternativa per l’Italia.
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