“Terremoto” direttore Fbi: “notti folli” e alcolismo, nei guai il fedelissimo di Trump
L'inchiesta bomba di The Atlantic mette in dubbio il vertice del Bureau: spesso "fuori dai radar" della scorta anche per le sue paranoie
Kash Patel
Un’inchiesta bomba scuote le fondamenta del Bureau: il direttore dell’Fbi Kash Patel annuncia battaglie legali, i media americani rivelano i dettagli di una gestione segnata da presunti eccessi alcolici, paranoia istituzionale e uso improprio di jet statali. È l’ennesimo fedelissimo di Trump a finire nel mirino, scatenando un dibattito sulla sicurezza nazionale.
L’inchiesta dello scandalo: Il direttore è “missing in action”
Tutto ha avuto inizio con un dettagliato reportage di The Atlantic, firmato dalla pluripremiata Sarah Fitzpatrick. Secondo l’inchiesta, che cita oltre due dozzine di fonti interne, Patel sarebbe spesso “Mia” (Missing In Action, scomparso dai radar) a causa di un presunto abuso di alcol.
L’episodio più incredibile riportato dai media Usa, un allarme scattato quando il servizio di sicurezza non riusciva a contattare Patel, rimasto chiuso in una stanza.
Una situazione così critica da spingere gli agenti a richiedere il “breaching equipment” (le attrezzature da scasso usate dai team Swat) nel timore che il direttore fosse privo di sensi.
Paranoia e “jet set” dell’Fbi
Non solo una questione di condotta privata. Come riportato da CBS News, i democratici alla Camera hanno aperto un’indagine sull’uso del Gulfstream dell’Fbi da parte di Patel. Le accuse parlano di voli di stato utilizzati per scopi personali, appuntamenti galanti o di piacere. “Date nights” in Tennessee o viaggi per assistere alle Olimpiadi di Milano (Patel fotografato a festeggiare con la nazionale di hockey Usa), spostamenti privati in Texas.
A questo si aggiunge un clima di paranoia costante. Secondo le fonti di Washington, Patel vivrebbe nel terrore di essere licenziato da un momento all’altro dallo stesso presidente che lo ha nominato. Ciò lo porta a decisioni erratiche e a un isolamento che preoccupa gli analisti di intelligence.
La risposta di Patel: “Ci vediamo in tribunale”
Il direttore Fbi ha reagito alle polemiche. Attraverso il suo legale Jesse Binnall, ha definito l’articolo un “hit piece” (un attacco mirato) pieno di falsità. E ha ribattuto su X definendo ampiamente superati gli standard legali per la diffamazione.
“Ci vediamo in tribunale – ha minacciato – con tutto il vostro entourage di notizie false”. E ha sostenuto che le accuse siano una ritorsione del “deep State” contro la sua missione di riformare il Bureau.
Un rischio per la sicurezza nazionale?
Mentre l’organizzazione Crew (Citizens for Responsibility and Ethics in Washington) chiede ufficialmente l’intervento dell’Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia, il dibattito negli Usa si sposta sulla sua capacità di comando.
Se il capo della principale agenzia investigativa del mondo è davvero “irraggiungibile” durante le crisi, la vulnerabilità degli Stati Uniti diventa una questione di primo piano.
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