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Politica

Prima alla Camera, poi al governo: doppio sì sulla sicurezza

di Giuseppe Ariola -


Doppio sì sulla sicurezza. Il primo è arrivato dall’aula della Camera che ha dato il via libera definitivo al nuovo decreto. Il secondo è quello del governo che immediatamente dopo il voto a Montecitorio, in un Consiglio dei ministri lampo, ha approvato un provvedimento per correggere le criticità presenti nel precedente ed evidenziate dal Colle. Contestuale anche la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei due testi. L’incidente di percorso nel quale si è imbattuta la maggioranza dovrebbe quindi essere stato superato. Nonostante ciò, l’inciampo ha continuato ad acuire lo scontro politico e ad inasprire il dibattito parlamentare fino all’ultimo momento. Come sempre, non senza esagerazioni e strumentalizzazioni di sorta. Su tutte la narrazione per la quale il testo approvato alla Camera sarebbe di fatto inutile perché superato dal successivo decreto.

La norma contestata

Ovviamente non è così, perché il nuovo provvedimento interviene a modificare una specifica misura, ritenuta critica dal Quirinale. L’intervento del governo non azzera quindi il complesso delle nuove norme, ma solo quella tanto discussa relativa agli incentivi per gli avvocati che assistono un immigrato che chiede il rimpatrio nel Paese di origine. Il famoso articolo 30 bis, assente nel testo del decreto approvato a Palazzo Chigi e inserito durante l’esame del decreto al Senato. Per il resto, condivise o meno che siano, le restanti misure contenute nel decreto Sicurezza originario restano assolutamente in piedi. Tanto che il vicepremier Matteo Salvini, nell’entrare nell’aula della Camera per il voto finale, non nasconde la soddisfazione e parla di una “bella giornata”.

Le reazioni al doppio sì sulla sicurezza

Canta invece “Bella ciao” l’opposizione per poi esporre dei cartelli con la scritta “la nostra sicurezza è la Costituzione”. Un po’ per entrare in anticipo nel clima della giornata odierna, festa della Liberazione, un po’ per continuare a cavalcare le obiezioni mosse dal Colle che hanno portato alla modifica correttiva. Una polemica alla quale sembra rispondere da Cipro, in occasione di un vertice europeo informale, Giorgia Meloni. “Ci sono dei precedenti in passato di correzioni fatte contestualmente all’approvazione del decreto”, chiarisce la premier. “Non è un precedente pericoloso. Avremmo preferito procedere correggendo in corsa, ma questo avrebbe fatto decadere il decreto e avrebbe creato non pochi problemi”, aggiunge archiviando definitivamente la questione.


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