Muro contro muro sulla legge elettorale
È ancora muro contro muro tra maggioranza e opposizione sulla riforma della legge elettorale. Nemmeno il testo bis, nel quale sono confluite alcune indicazioni pervenute anche dai partiti di minoranza, insistono dal centrodestra, è riuscito ad ammorbidire la posizione degli avversari. Ufficialmente, infatti, l’opposizione contesta tutto della proposta dei partiti di governo: il contenuto, le tempistiche e le modalità. L’accusa principale è quella di un tentativo di assicurarsi la vittoria alle prossime elezioni. Senza però chiarire come giocando con le stesse regole qualcuno ne sarebbe avvantaggiato e qualcun altro penalizzato. Salvo che dalle parti del centrosinistra si sia persa ogni fiducia nella costruzione del campo progressista.
Tra stabilità e governabilità
In questo caso sì, i partiti dell’attuale opposizione sarebbero svantaggiati perché la riforma del centrodestra premia le coalizioni. D’altronde, la proposta nasce proprio dall’esigenza di garantire la stabilità e assicurare la governabilità. È infatti indiscutibile che se addirittura le alleanze formalizzate prima del voto non riescono necessariamente a condurre le legislature alla loro scadenza naturale, e tantomeno a puntellare la tenuta dei governi, quelle che si creano dopo sono ancora più traballanti. Non è un caso se solo a guardare le due legislature precedenti a quella in corso ci sono stati sei governi, cinque differenti premier e un voto anticipato. Il tutto condito dalla repentina nascita di gruppi parlamentari improvvisati, grazie ai passaggi di deputati e senatori da una parte all’altra, solo per garantire una maggioranza, comunque risicata. Insomma, altro che stabilità.
Tempistiche e metodo sotto accusa
Circa le tempistiche l’accusa riguarda invece la decisione di far approdare il testo in aula alla Camera già il 26 giugno. Considerando però una discussione auspicabilmente ampia sul provvedimento che definisce le regole del gioco e il tanto discusso nodo dell’introduzione delle preferenze, ancora da sciogliere, con le elezioni che presumibilmente si terranno tra un anno, il tempo a disposizione non è poi tanto. A maggior ragione che l’intenzione dichiarata del centrodestra è quella di trovare un’intesa con l’opposizione. Ciò significa che il testo è modificabile. E qui veniamo alle accuse sul metodo con la maggioranza additata di aver voluto fare tutto da sola. In realtà, fin da quanto è circolata la prima bozza della nuova legge elettorale, il centrodestra si è detto favorevole a un confronto e disponibile a lavorare sulle perplessità dell’opposizione.
Le novità della riforma della legge elettorale
Tanto che nelle scorse settimane è trapelato un sostanziale accordo almeno per quanto riguarda l’impianto della riforma. Adesso che si è superata l’ipotesi del ballottaggio qualora nessuno raggiungesse la nuova soglia del 42% in entrambi i rami del Parlamento per accedere al premio di maggioranza e che è stato fissato a 220 alla Camera e a 103 al Senato il tetto massimo di parlamentari eleggibili per chi vince, le principali criticità sembrano essere state risolte. Certo, resta l’indicazione del candidato premier al momento della presentazione delle liste, pena la loro inammissibilità. Forse è proprio questo che, con la partita per la leadership del centrosinistra ancora aperta, crea i maggiori problemi a un’opposizione che per rimandare la resa dei conti interna non disdegnerebbe il probabile pareggio che si avrebbe votando con il Rosatellum.
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