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La scuola nell’era dell’intelligenza artificiale e il diritto alla sovranità cognitiva

di Redazione -


di GIOVANNI SPINAPOLICE AVVOCATO CASSAZIONISTA, FILOSOFO DEL DIRITTO

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo di adeguamento dell’ordinamento italiano alla disciplina europea sull’intelligenza artificiale, destinando cento milioni di euro alla formazione del personale scolastico.

L’intervento riguarda l’utilizzo consapevole dell’IA, la cittadinanza digitale e la prevenzione delle forme di dipendenza connesse ai social network e alle piattaforme, attribuendo alla scuola un ruolo diretto nella preparazione delle nuove generazioni all’ambiente tecnologico nel quale cresceranno.

L’ingresso sistematico dell’Intelligenza artificiale

La portata della scelta merita di essere osservata oltre la dimensione economica dello stanziamento. L’ingresso sistematico dell’IA nella formazione scolastica significa riconoscere che la trasformazione digitale ha ormai raggiunto uno dei luoghi nei quali una società costruisce sé stessa.

La scuola accoglie una tecnologia capace di partecipare alla produzione del linguaggio, alla ricerca delle informazioni, alla costruzione dei contenuti e, progressivamente, alla formazione stessa del sapere. Per le generazioni che stanno crescendo, l’intelligenza artificiale sarà parte dell’ambiente nel quale avranno imparato a conoscere il mondo. È precisamente l’ambiente a rappresentare il punto decisivo.

L’interpretazione della realtà

Quando una tecnologia diventa ambiente, entra nelle abitudini, modifica l’attenzione, interviene nella memoria, seleziona informazioni e contribuisce alla struttura attraverso la quale l’individuo interpreta la realtà. Alcune funzioni cognitive vengono progressivamente affidate ai dispositivi e questo processo finisce per incidere sulle condizioni concrete nelle quali maturano la scelta, la libertà e la responsabilità.

Conoscere l’intelligenza artificiale sarà necessario. Comprenderne il funzionamento, le potenzialità, gli errori, i bias e le modalità di utilizzo entrerà inevitabilmente nella cultura professionale del docente.

Accanto alle competenze tecniche emerge una responsabilità educativa più profonda, perché la disponibilità immediata di risposte cambia il valore della domanda e la possibilità di generare un testo in pochi secondi modifica il rapporto dello studente con la scrittura, con la ricerca e con il processo attraverso il quale il pensiero prende forma.

Intelligenza Artificiale: una spinta per la conoscenza

L’intelligenza artificiale può accelerare enormemente l’accesso alla conoscenza. Può personalizzare l’apprendimento, superare alcune barriere linguistiche e cognitive e consentire modalità di insegnamento difficilmente immaginabili fino a pochi anni fa. La sua crescente capacità rende essenziale costruire una cultura in grado di governarne l’utilizzo. Occorre allora aggiungere alla tradizionale nozione di alfabetizzazione digitale una categoria ulteriore, che definisco sovranità cognitiva.

La sovranità cognitiva è la capacità della persona di conservare il governo dei processi attraverso i quali forma il proprio giudizio, anche quando tali processi sono costantemente assistiti da sistemi algoritmici. Essa costituisce una delle condizioni sostanziali della libertà nell’ambiente digitale, perché l’autonomia della decisione si indebolisce quando la formazione del giudizio viene progressivamente affidata a sistemi opachi di selezione, previsione e raccomandazione.

La dipendenza digitale

Significa utilizzare un algoritmo conservando la facoltà di comprendere e valutare, riconoscere i criteri attraverso i quali l’ambiente informativo viene costruito e impedire che l’assistenza tecnologica si trasformi in dipendenza cognitiva. Questa dimensione diventa particolarmente rilevante nel rapporto tra giovani, social network e piattaforme digitali. La dipendenza digitale riguarda anche il modo in cui le piattaforme competono per l’attenzione dell’utente.

L’attenzione è ormai una componente dell’economia digitale, osservata, misurata, segmentata e orientata attraverso sistemi capaci di apprendere quali contenuti trattengono una persona e quali stimoli ne favoriscono l’interazione.

Cittadinanza digitale e tutela dei minori

La tutela dei minori assume così una dimensione ulteriore. Proteggere significa fornire anche gli strumenti culturali necessari per riconoscere il contesto digitale nel quale si è immersi e comprenderne i meccanismi di influenza. In questo quadro considero particolarmente significativa l’introduzione dell’etica dell’algoritmo e della cittadinanza digitale nella formazione scolastica.

Il ragazzo che comprende l’esistenza di un sistema di raccomandazione guarda diversamente ciò che compare sul proprio schermo. Acquisisce una distanza critica tra il contenuto che riceve e la decisione che assume.

Quella distanza costituisce già uno spazio di libertà. Nel mio Trattato di Filosofia del Diritto delle IA ho affrontato questo passaggio partendo dall’incidenza dell’ambiente tecnico permanente sull’attenzione, sulla memoria e sulle condizioni concrete della scelta. La scuola vi assume un ruolo essenziale nella formazione dell’attenzione, del giudizio, del linguaggio e del governo di sé in un mondo caratterizzato dalla presenza pervasiva della tecnologia.

Il piano giuridico

Il rapporto con l’intelligenza artificiale può evolvere positivamente preservando la specificità della coscienza umana. La macchina può sostenere l’uomo nella conoscenza e nell’evoluzione senza diventare la misura dell’umano. È da questa impostazione che muove il Transumanismo Inverso, che riconduce lo sviluppo tecnologico alla persona, alla dignità, alla libertà e alla responsabilità.

Sul piano giuridico, la stessa prospettiva conduce a considerare la tecnica socialmente utile quando accresce le facoltà umane di comprendere, scegliere e spiegare e rimane subordinata all’esperienza e al giudizio dell’uomo. La scuola occupa una posizione determinante all’interno di questo processo perché è il luogo nel quale quelle facoltà vengono formate prima ancora di essere esercitate nella società. Un insegnante preparato all’intelligenza artificiale può insegnare a utilizzarla.

Un sistema educativo consapevole del cambiamento antropologico in corso forma persone capaci di abitare l’ambiente algoritmico mantenendo autonomia di giudizio.
Nei prossimi anni disporremo di macchine sempre più capaci di produrre testi, immagini, analisi, previsioni e soluzioni. L’intelligenza artificiale diventerà progressivamente ordinaria quanto oggi lo è l’accesso alla rete. In questo scenario una delle risorse più preziose sarà la capacità dell’uomo di formare autonomamente il proprio pensiero. La scuola è uno dei luoghi nei quali questa capacità può essere custodita, esercitata e trasmessa. È qui che l’educazione all’intelligenza artificiale assume il significato più profondo di educazione alla libertà.

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