A Sabaudia Incontra 2026 quale industria per l’autonomia strategica
Le colonne portanti dell’economia italiana tra modernizzazione e conservazione del valore imprenditoriale: lo Stato meglio spettatore o imprenditore? È il tema al centro di un evento promosso dal Comune di Sabaudia con il Sindaco Alberto Mosca che ha riunito lo scorso giovedì il gotha dell’accademia, della diplomazia oltre che dell’imprenditoria meccanica ed energetica italiana.
Una kermesse di ospiti provenienti da tutta Italia per una serata, condotta dal vice direttore del Tg La7 Andrea Pancani, all’insegna delle tematiche più attuali per il Paese e, a tratti, interdipendenti: la crisi geopolitica in Medio Oriente e i precipitati economici sulla vita in Italia e in Europa.
Dalla geopolitica all’economia
Dopo la pragmatica analisi geopolitica, su Stretto di Hormuz e danni più o meno irreversibili alla comunità internazionale, da parte di due punti di riferimento del mondo accademico e diplomatico quali il professor Vittorio Emanuele Parsi e l’ambasciatore Ettore Francesco Sequi si è passato al tavolo economico e strategico con il Presidente di Federmeccanica Simone Bettini, il Presidente dell’Unem – che riunisce e rappresenta le principali imprese che operano in Italia nei settori della raffinazione, della logistica, della distribuzione di prodotti petroliferi e nella ricerca e sviluppo di nuove soluzioni low carbon – Giovanni Murano e il giurista d’impresa ed esperto di economia internazionale Nunzio Bevilacqua.
Murano ha sottolineato il valore centrale della raffinazione per prodotti come gli idrocarburi e la necessità che il Paese conservi quella centralità, di know how, acquisita con decenni di esperienza. Ha pure ribadito l’impegno per un miglioramento costante dei processi produttivi, con ricerca tecnologica continua, che riducano progressivamente le emissioni in atmosfera e la necessità di pensare ad una logistica europea fortemente integrata.
L’importanza di preservare il valore delle aziende
Murano ha spiegato che il mondo dell’energy è fatto anche, storicamente, di acquisizioni da parte di gruppi esteri, l’importante è preservare il valore delle aziende, quello occupazionale e – magari con investimenti non disponibili in un dato momento nel Paese di riferimento – renderle più efficienti e capaci di stare in un mercato in continua evoluzione.
Sabaudia Incontra 2026: non si deve snaturare l’Ilva
Dal canto suo, il presidente Bettini si è concentrato poi sulla strategicità dell’Ilva spiegando l’importanza tecnica, geopolitica ed infine anche sociale di un complesso produttivo forse troppo poco conosciuto e spesso solo attraverso una prospettiva politica.
Non si può snaturare, secondo Bettini, una realtà come l’Ilva che solo a determinate condizioni – senza rinunciare ad alcuni passaggi del ciclo produttivo- può avere quel caratteristico valore aggiunto che ha reso, in passato, importante l’Italia e dato al complesso una competitività internazionale ancora oggi, a suo avviso, ottenibile; oltre all’importanza che lo Stato torni, a certe condizioni, a fare l’imprenditore in settori strategici quali ad esempio l’acciaio.
Per le aziende serve risanamento e crescita
Infine Bevilacqua ha chiarito che “la nostra sovranità è un qualcosa che non è soggetto ad ‘obsolescenza naturale’ e si basa su alcune ‘colonne portanti’ quali quella energetica in cui rientrano anche le reti di distribuzione, quella dell’industria pesante e delle telecomunicazioni oggi anche nella declinazione digitale di sovranità”.
In questo quadro, ha proseguito, “ben vengano le acquisizioni delle aziende italiane da parte di gruppi esteri – ciò fa parte del libero mercato – ma a patto che ciò avvenga a fronte di una vision di risanamento e crescita della realtà acquisita e soprattutto con un limite dato da una analisi seria della strategicità, non solo dell’attività in sé ma come in concreto va a determinarsi, creando, in alcuni casi, un ‘impoverimento’ degli asset per lo Stato – attraverso ‘spezzatini’ e anche restringimenti indiretti della concorrenza tra operatori economici”.
L’esperto ha poi spiegato che “nel settore energetico degli idrocarburi si dovrebbe puntare molto di più, anche con un coinvolgimento del Governo, alla produzione del carburante pulito per l’aviazione SAF, portando l’Italia a punto di riferimento mondiale, non solo europeo, per la trasformazione dell’energia pulita dei trasporti di un domani più vicino di quanto pensiamo; per fare ciò sarà necessaria una ricerca e sviluppo per l’abbattimento dei costi e linee di approvvigionamento alternative della materia prima oltre alla conversione di alcune raffinerie non più in linea con il minimo impatto ambientale”.
Anche perché, ha proseguito Bevilacqua, “la conversione avrebbe una importanza basilare anche per tutto un mondo del termo elettrico in dismissione, dando nuova vita ad infrastrutture imponenti e con costi di ‘permanenza inattiva’ proibitivi , con forme di calore generate da fonti alternativa”.
In risposta a Pancani sulle fonti alternative e sullo Stato imprenditore, Bevilacqua ha precisato che “oggi abbiamo compreso, anche attraverso un fabbisogno energetico in crescita esponenziale, che il concetto di energia pulita non può restringersi all’eolico o al solare, neanche nelle gigadimensioni dei parchi cinesi, ma deve comprendere anche l’idrogeno e soprattutto il nucleare pulito inteso come qualcosa di molto differente da ciò su cui ci si è espressi in passato con il referendum”.
“Se è logica, come si è fatto nei trasporti, una diversificazione a ‘sandwich’ delle differenti forme di alimentazione,- ha sottolineato il giurista d’impresa – è ancora più indispensabile comprendere che un parco auto elettrico rilevante e ancora di più Paesi con Data Center diffusi non potranno essere alimentati senza un’energia a potenza esponenziale come quella atomica, senza far venir meno l’energia al comparto industriale anch’esso sempre più energivoro”.
A proposito della Cina poi Bevilacqua ha spiegato che “non è il nostro nemico, come un’arma non è ‘cattiva’ ma dipende dall’uso che se ne voglia fare, e il Gigante asiatico fa i propri interessi economici che a volte sono più complementari a noi rispetto ai ‘cugini transalpini’.
Il problema – ha precisato – sono le imprese italiane, alcune sottodimensionate per competere nei mercati internazionali, che dovrebbero aggregarsi anche in consorzi e raggiungere ‘dimensioni operative’ e qualificazioni tali da trasformare la Cina in opportunità arginando, al tempo stesso, quella sua innata voracità economica”.
In conclusione, “se in generale lo Stato tracciate le regole del gioco dovrebbe astenersi il più possibile da intromissioni alteranti gli equilibri del mercato, in alcuni casi – limitati e transitori- lo Stato dovrebbe intervenire come imprenditore ad una condizione ad oggi, a dire il vero, non propriamente realizzata: avere in dotazione un apparato formato di ‘imprenditori pubblici’.”



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