L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

La posta in gioco in Africa tra Washington e Pechino

La corsa alla leadership economica nel continente africano rivela una verità scomoda

di Ernesto Ferrante -


Il “China shock” è arrivato in Africa. Non è una formula giornalistica, ma l’incipit di un commento della Foundation for Defense of Democracies, pubblicato a poche ore da un rapporto del Congressional Research Service sulle relazioni sino-africane. Due documenti che rivelano il clima dominante a Washington. L’Africa non è percepita come un partner da costruire, ma come un terreno da difendere dall’avversario strategico del secolo. La cornice è esplicita. Se la Cina avanza, gli Stati Uniti arretrano.

Numeri e contromosse

Una lettura rigidamente competitiva che spiega l’urgenza con cui lamministrazione americana vuole inserirsi nella definizione delle regole dell’African Continental Free Trade Area (AfCFTA) e potenziare strumenti come il nuovo US-Africa Strategic Investment Program. Ma l’ansia non nasce dal nulla. Nel 2024 il commercio bilaterale Cina-Africa ha raggiunto 295,6 miliardi di dollari, venticinque volte più del 2000. Quello con gli Stati Uniti, invece, si è fermato a 73 miliardi, appena l’88% in più rispetto a ventiquattro anni fa. Numeri che alla Casa Bianca vengono letti come un campanello d’allarme, quasi una minaccia esistenziale.

La tattica cinese supera la logica a somma zero americana

La risposta americana è più fondi, più investimenti, più iniziative. L’obiettivo implicito è sempre lo stesso, quello di espellere la Cina dal continente. È qui che la tattica messa a punto mostra la sua fragilità. L’Africa non è un campo di battaglia bipolare, bensì un mosaico di 54 Stati che inseguono la propria industrializzazione. Nessun programma americano potrà cancellare la presenza cinese, radicata in infrastrutture, scambi e relazioni diplomatiche costruite nell’arco di due decenni.

Washington, invece, rischia di restare intrappolata nella logica del gioco a somma zero. Se l’impegno americano in AfCFTA sarà percepito come un tentativo di contenimento della Cina, fallirà. Se invece offrirà strumenti reali per rafforzare la capacità industriale africana, potrà avere un ruolo credibile. Questo, però, richiede una revisione profonda della postura americana. Serve meno competizione e più cooperazione.

L’Ue non incide: il dossier africano fuori dalla sua portata

Anche in questo caso, l’Unione Europea resta sullo sfondo. Nonostante la retorica sulla “partnership strategica” con l’Africa, Bruxelles non dispone né della massa finanziaria né della coerenza politica necessarie per incidere sul dossier. L’Europa osserva, commenta, promette. Ma non determina. Nel vuoto lasciato dall’Occidente, il gigante asiatico avanza con metodo. Il dilemma americano è quello di ogni egemonia in declino. Confondere la competizione per il fine, anziché considerare lo sviluppo africano come l’obiettivo, consente all’avversario di scrivere le “regole”.

LEGGI TUTTE LE NEWS DI ESTERI


Torna alle notizie in home