Legge elettorale: le colpe dei padri ricadono sui figli
La classe dirigente attuale paga lo scotto degli errori del recente passato, ma non ha la cultura politica necessaria per accorgersene
Quelli che oggi sono considerati “i vecchi saggi” della politica italiana, sono gli stessi che nel 1994 hanno lasciato crollare un sistema senza capire che cosa sarebbe arrivato dopo. Non è rimpiangere la DC, i socialisti, i liberali o i comunisti, ma dovrebbero capire che hanno tolto le fondamenta e non c’è da stupirsi, ora che il palazzo è venuto giù.
Le leggi maggioritarie hanno fatto il resto: hanno triturato identità, culture politiche, e linguaggio. Hanno trasformato i partiti in macchine di marketing e gli elettori in target da sedurre con promesse sempre più irreali. Prima i partiti dicevano “noi siamo”. Oggi dicono “io prometto”. Prima c’era un’ideologia, oggi c’è un listino di offerte che scade la sera delle elezioni.
Il Parlamento, fino al ’92, era lo specchio del Paese: frammentato, litigioso, ma riconoscibile. Dopo il ’94 è diventato un trofeo: lo prende la minoranza più forte, anche se rappresenta una fetta sempre più piccola degli italiani.
Le coalizioni pre-elettorali – un’invenzione che nessun altro Paese ha mai adottato – servono solo a truccare la realtà. Non vinci perché rappresenti il Paese: vinci perché hai imparato a piegare il meccanismo.
Gli elettori hanno reagito nel modo più sincero: hanno smesso di votare. Non si riconoscono in nessuna coalizione, non scelgono il proprio parlamentare, non vedono più il Parlamento come casa loro. È diventato un edificio occupato da altri, dove non sono più proprietari né inquilini: sono fuori, a guardare dalle finestre.
La ferocia politica che ne è uscita non sorprende, è la conseguenza diretta del sistema. Se trasformi la politica in un derby permanente, la gente si comporta da tifosa.
Forse una proporzionale seria sarebbe l’unico modo per rimettere ordine, restituire rappresentanza e ricostruire un minimo di verità politica. Ma con questa classe dirigente, cresciuta con la cultura del “prendi tutto e scappa”, sarà quasi impossibile.
Non si tratta di essere dei nostalgici della famigerata “Prima Repubblica”. Probabilmente si è capito troppo tardi cosa è stato distrutto. Ma il vero scandalo è continuare a far finta di niente.
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