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Politica

Woke 2.0: il grande tagliando ideologico (con inversione a trecento all’ora)

AOC e la Boldrini rottamano il "woke" col classico "ops, avevamo scherzato": dal testacoda americano al galateo nostalgico di casa nostra

di Anna Tortora -

© Imagoeconomica. Immagine generata con l'IA


Sulle alture del calcolo elettorale, le conversioni improvvise non hanno mai il sapore mistico della via di Damasco: ricordano piuttosto la brusca frenata di un’utilitaria che intravede i sondaggi in caduta libera. E così, perfino la sacerdottessa massima della catechizzazione identitaria, la compagna Alexandria Ocasio-Cortez, ha dovuto piegarsi all’anatomia della realtà, regalandoci in diretta tv una perla di rara e involontaria commedia: «Woke 1 was crazy».

Tradotto dal gergo dei salotti d’oltreoceano al buonsenso di chi paga le bollette: “Ragazzi, per un lustro abbondante vi abbiamo rifilato una quantità industriale di fesserie”.

Il colpo di scena nel circo progressista

Colpo di scena nel circo progressista! Alexandria Ocasio-Cortez ha avuto un’improvvisa illuminazione ideologica. Non sulla via di Damasco, ma su quella ben più pragmatica dei sondaggi elettorali che crollano.

Uscendo dagli studi televisivi, l’icona della Sinistra radicale si è esibita nel testacoda del secolo con una perla d’infinita saggezza: «Woke 1 was crazy».
Traduzione dal burocratese della sinistra americana al mondo reale: “Ragazzi, per cinque anni vi abbiamo somministrato una quantità industriale di fesserie”.

Da Woke 1 alla Fase 2: il tagliando ideologico

Ci sono voluti statue abbattute, poliziotti definanziati, lezioni di grammatica fluido-inclusiva e padri colpevolizzati per non aver usato il pronome corretto, prima che la premiata ditta dei radical chic capisse che dare del “Genitore 1” alla gente comune non aiuta a pagare le bollette né il pieno di benzina. Ma la pezza inventata dai loro spin doctor è persino più divertente del buco. La narrazione ufficiale? Non è che hanno sbagliato tutto, ci mancherebbe. Era semplicemente la “Fase 1”! Come gli aggiornamenti dello smartphone. Prima ti propongono di abolire tutto il vecchio e riscrivere la storia mondiale, poi con la versione 2.0 scoprono che le persone preferiscono arrivare a fine mese invece di farsi indottrinare nei corsi di rieducazione linguistica.

La cosa più spassosa è la disinvoltura da piloti di Formula 1 con cui compiono questa inversione a U senza manco mettere la freccia. Per anni hanno dato del “fascista”, “retrogrado” e “ignorante” a chiunque usasse un briciolo di buonsenso. Oggi se ne escono spallucce al vento: “Dai, erano solo esagerazioni da lockdown”. Ma certo. Il virus attaccava i polmoni, a loro è andato dritto alla logica.

Laura Boldrini derubrica il woke a semplice galateo

E da noi, nell’eterno cortile dell’emulazione nostrana, poteva forse mancare il soccorso della maestrina d’Italia? Certo che no. La nostra Laura Boldrini — già vestale suprema delle crociate semantiche su sindaca, ministra e presidenta — è subito corsa a ricalcolare il tragitto con quella felpata ipocrisia che è ormai un marchio di fabbrica. Intervistata sull’improvviso ammutinamento dei colleghi americani, si è affrettata a declassare l’intera epopea iper-progressista a «qualche eccesso nei toni» che non scalfisce la bontà del catechismo. Praticamente, dopo aver sfinito un Paese intero a colpi di bacchettate grammaticali e dogmi da ztl, ora scopriamo che si trattava solo di un peccato di gioventù, di una trascurabile sbavatura di galateo.

È la grande liturgia dell’amnesia collettiva: prima ti colpevolizzano con il sussiego dei giacobini di provincia, poi, quando la claque diminuisce e i seggi vacillano, provano a convincerti che eravamo noi ad aver capito male.
Benvenuta sulla Terra, compagna AOC, e benvenuta pure a te, cara Laura. Avete ridicolizzato le istituzioni, avvelenato il dibattito pubblico e ora pensate di cavarvela con un tranquillo “ops, avevamo scherzato”.
La luna era bellissima, cari custodi della virtù a tassametro, ma la figuraccia resta consegnata agli annali della storia.

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