L'allarmismo Ue è ingiustificato, ma fa gioco. Ecco perché
Le dichiarazioni di Donald Trump e le rassicurazioni di Sergei Lavrov dovrebbero, in un continente razionale, abbassare la temperatura del dibattito. Accade l’esatto contrario. Mentre Washington e Mosca negano apertamente l’esistenza di un piano d’aggressione, l’Europa continua a comportarsi come se l’invasione fosse imminente, inevitabile, quasi già calendarizzata. È il cuore del paradosso. Più la minaccia viene smentita, più diventa utile. Utile a chi? A un fronte politico e militare che ha bisogno di un nemico alle porte per giustificare il nuovo ciclo di riarmo.
Ricostruzioni tendenziose per giustificare il riarmo
Le visite nella capitale russa del direttore della Cia John Ratcliffe e dell’inviato Vaticano Paul Richard Gallagher, che Lavrov definisce semplici colloqui, vengono immediatamente lette come segnali di tensione crescente. La sospensione dei negoziati sulla crisi ucraina, confermata dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, diventa prova di un’escalation, nonostante la Russia ribadisca di essere pronta ad ascoltare nuove proposte.
È in questo clima che i governi occidentali possono rilanciare piani di spesa militare senza precedenti. La Germania, con il suo programma di riarmo che ridisegna la postura strategica del Paese, è l’esempio più evidente. Un progetto mastodontico che ha bisogno di un avversario credibile per essere accettato dall’opinione pubblica. E lo spauracchio, oggi, è la Russia. O meglio, la rappresentazione del Paese di Putin, costruita e ripetuta fino a diventare un riflesso condizionato.
La sceneggiata delle scorte
A fine marzo 2025, la Commissione europea ha presentato la sua “Strategia per la preparazione”, un documento che sembra scritto per un’Europa già in stato di guerra. L’invito ai cittadini a dotarsi di scorte essenziali per 72 ore, accompagnato dal celebre video della commissaria Hadja Lahbib che mostra un kit di sopravvivenza degno di un’escursione in montagna, ha segnato un punto di svolta, nella “normalizzazione” dell’allarmismo. Torce, fiammiferi, coltellini svizzeri, contante “perché nel mezzo di una crisi la carta di credito è solo plastica”. Un elenco che, nelle intenzioni degli euro-burocrati, dovrebbe rassicurare, ma che finisce per evocare scenari da bunker domestico. Una pedagogia della paura che si diffonde con sorprendente rapidità.
Il messaggio che arriva ai cittadini è che il rischio è reale, imminente, e bisogna abituarsi a conviverci. Francia, Svezia, Norvegia e Finlandia hanno già i loro vademecum, alcuni con compresse di ioduro di potassio per incidenti nucleari, altri con consigli di buon vicinato “perché potreste averne bisogno in caso di emergenza”. E nel Regno Unito, l’invito a procurarsi scorte domestiche ha assunto toni quasi caricaturali, ricordando da vicino l’allarmismo della Commissione Ue del 2025. Kit di sopravvivenza alla stregua di gadget istituzionali.
Il ruolo della stampa di grido
A questa atmosfera contribuisce un fenomeno sempre più frequente, quello della proliferazione di mappe sui grandi quotidiani europei. Ogni settimana, nuove info-grafiche mostrano porti, centrali elettriche, snodi ferroviari e basi militari che potrebbero essere “nel mirino di Mosca”. Una geografia dell’ansia che trasforma il continente in un bersaglio disseminato di punti rossi, come se si fosse già dentro un conflitto totale. È un linguaggio visivo che non informa, ma prepara psicologicamente. E predispone a cosa? All’accettazione di misure emergenziali, restrizioni, investimenti miliardari e un nuovo paradigma di sicurezza.
La distanza tra la fantasia con l’elmetto e la nuda realtà
Trump e Lavrov continuano a ripetere che un attacco russo alla Nato non è all’orizzonte. Ma la distanza tra ciò che viene detto e ciò che viene raccontato è ormai siderale. Bruxelles e Londra sembrano aver bisogno della minaccia per giustificare le proprie scelte e cementare un consenso che, in tempi normali, sarebbe fragile. Il risultato è un continente che vive come se fosse sotto assedio, mentre questa prospettiva, per ora, esiste soprattutto nella loro narrazione.