L’inutile paura dell’inutilità del vuoto
“L’interpretazione è quello spazio che c’è tra la maschera e l’attore”, Michele Monetta. In quel sottilissimo spazio di vuoto tra la pelle dell’attore e la maschera di cuoio c’è l’essenza del Teatro e dell’interpretazione. Cos’è uno spazio vuoto? Per la fisica classica il vuoto è una regione di spazio priva di materia.
Le cose invece cambiano nella fisica quantistica. Secondo la teoria quantistica dei campi, neanche un vuoto ideale è veramente vuoto. Nel vuoto sono presenti fluttuazioni quantistiche, spesso descritte come un ribollire di coppie di particelle virtuali che nascono e si annichilano in continuazione. Il vuoto quantistico deve quindi essere immaginato come uno stato dinamico e vibrante, ricco di tutte le particelle – dette “virtuali” – che vengono prodotte a causa di ineliminabili fluttuazioni quantistiche. La ricchezza del niente. Questa concezione di “vuoto” si lega con la citazione di Michele Monetta.
L’attore ha infinite possibilità di sviluppare la maschera. Una tela bianca può essere dipinta in infiniti modi. Il vuoto esiste solo se non sai come colmarlo. La poetessa Chandra Livia Candiani esplora lo spazio presente, quel vuoto esistente, tra due esseri umani:
“L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme
nello spazio di carità
tra te
e l’altro”.
L’abbraccio ricorre spesso come esercizio di pratica teatrale. L’esercizio si svolge così: un gruppo di attori cammina nello spazio e in base a un impulso, che può essere interno o esterno, abbraccia un partner. Nell’abbraccio si deve ascoltare il peso, proprio e dell’altro, il respiro, il calore.
Ascoltando attentamente si dovrebbe percepire anche il battito cardiaco. È stato dimostrato che quando ci abbracciamo, si attivano dei sistemi neurobiologici fondamentali. In particolare stimoliamo il rilascio di ossitocina che, secondo le neuroscienze, non solo favorisce il legame affettivo, ma ha anche un effetto calmante sul sistema nervoso.
Uno studio condotto dal Karolinska Institutet in Svezia ha rilevato che l’ossitocina rilasciata durante un abbraccio riduce l’attività associata a paura e stress. Oltre all’ossitocina vengono rilasciati altri “neurotrasmettitori del benessere”, come dopamina e serotonina, entrambi collegati a sentimenti di piacere e felicità. Qualche scettico obietterà. Interrogarsi è una condizione propria del Teatro e dell’essere umano. Il Teatro e l’umanità sono nello spazio vuoto che c’è tra il punto e l’uncino del punto interrogativo. In quello spazio c’è il Teatro. C’è la vita.
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