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Azzardo nel paniere Eurostat, in Ue siamo tutti più poveri

I numeri in Italia: quanto vale (oggi) il fenomeno dei giochi

di Maria Graziosi -


Siamo tutti più poveri, in Europa: adesso è ufficiale perché Eurostat ha deciso di inserire nel paniere dei beni su cui valutare l’inflazione pure i giochi d’azzardo. Ciò accade perché, evidentemente, il comparto vive una stagione invidiabile. E questo succede perché, dal momento che siamo tutti più poveri e poiché siamo sempre più consapevoli di esserlo, la tentazione di lanciare una monetina con la speranza di cambiare vita diventa sempre più irresistibile.

Eurostat e il gioco d’azzardo nel paniere

Ci sono dei segnali che sono ineludibili. E che parlano più chiaro dei grafici e delle analisi di mercato. La voglia di giocare, il sogno di vincere, è “merce” che si vende di più ai poveri, o a chi si sente tale, che a chi è ricco. O, quantomeno, si ritiene abbastanza benestante da potersi sottrarre agli alambicchi delle cabale, all’analisi dei sogni, a compulsare i palinsesti delle agenzie di scommesse, alle corse virtuali dei cani digitali.

Quanto vale il gioco in Italia

Solo in Italia, secondo i dati di una recente ricerca Eurispes, il gioco d’azzardo vale qualcosa come 157 miliardi. Una somma gigantesca. Solo quattro anni prima, nel 2020, la cifra totale “giocata” dagli italiani assommava a circa 88,3 miliardi di euro. Certo, c’è l’inflazione che morde anche qui. Ma non è difficile ricavare un insegnamento da questi numeri. Dal Covid a oggi, passando per la crisi energetica insorta con la guerra in Ucraina, gli italiani si sono impoveriti. Più che la moda, adesso è proprio la speranza di cambiare vita a indurre sempre più italiani a spendere (sempre di più) per tentare la fortuna.

Il rapporto tra azzardo e povertà

E il legame tra azzardo e povertà non è cosa misteriosa.  Anzi. Lo hanno sottolineato numerose associazioni, come Caritas. E lo ha messo in evidenza persino Papa Leone. Che, nei giorni scorsi, ricevendo i delegati dell’Anci ha parlato del gioco come “piaga” sociale “che rovina le famiglie”, denunciandolo come “un grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale”. In questo, Prevost è perfettamente in linea con il predecessore Papa Francesco. Che, da parte sua, aveva già individuato nella lotta per “la correzione o cancellazione di quei meccanismi che generano dovunque disuguaglianza e povertà”, uno degli strumenti cardine per sconfiggere il gioco d’azzardo. È il segno quello che conta. L’Europa, non solo l’Italia, si è impoverita. E lo certifica, meglio e più di mille grafici, la scelta di Eurostat di inserire il gioco d’azzardo. E di farlo inserendoli alla voce “Ricreazione, sport e cultura”.


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